
C’è una categoria di italiani che, nonostante il rialzo dei prezzi dovuta alle crisi internazionali, dichiara di riuscire ancora a risparmiare. E sono soprattutto gli uomini (54%), i residenti al Nord Italia (55%) e gli under 35 (60%).
Sono dati forniti dalla seconda wave dell’Osservatorio Look to the Future 2026 di Athora Italia, Compagnia assicurativa vita del Gruppo Athora, che ha realizzato l’indagine in partnership con Nomisma.
In particolare, l’80% degli italiani giudica la propria condizione economica almeno sufficiente, specialmente fra i residenti al Nord (82%). Tuttavia la metà degli italiani ritiene che la liquidità disponibile sia inadeguata rispetto alle proprie esigenze, soprattutto per chi ha un’età compresa tra i 35 e i 54 anni (52%) e tra chi risiede al Sud e nelle Isole (55%).
Partiamo da questa fotografia dei risparmiatori, recentissima, per arrivare al vero e proprio tesoretto che gli italiani hanno accumulato negli ultimi anni.
La ricchezza finanziaria delle famiglie ha superato la soglia dei 6.150 miliardi di euro, in crescita rispetto agli anni precedenti. Nonostante una forte capacità di accumulo, oltre 1.400 miliardi restano fermi sui conti correnti, evidenziando una storica prudenza e la necessità di una migliore pianificazione. Le rilevazioni sono state in questo caso fornite da uno studio congiunto tra Unioncamere e Centro Studi Tagliacarne.
Cresce anche la diversificazione degli investimenti, anche se la parte del leone la fa sempre la liquidità. Oltre 1.100 miliardi, infatti, sono custoditi in conti correnti e depositi. Azioni e partecipazioni, altro comparto in crescita, rappresentano quasi la voce più rilevante, superando gli 1.870 miliardi.
Su queste cifre, di per sé abbastanza confortanti, pesa però l’accentuato divario fra Nord e Sud. Secondo i dati, la media nazionale si attesta intorno a 1.918 euro pro-capite, ma con differenze abissali: a Milano si risparmia una media di 3.920 euro a testa, con un Nord Italia che guida la classifica. Al contrario, il Sud mostra una capacità di risparmio notevolmente inferiore alla media nazionale.
A destare le maggiori preoccupazioni nel mondo economico resta comunque la presenza di quegli oltre 1.400 miliardi di euro inattivi nei conti correnti, perché l’inflazione rischia costantemente di erodere il potere d’acquisto di questa liquidità.





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