L’esultanza dei deputati Dem alla Camera, Elly Shlein in testa, per il voto contrario dell’Aula sull’emendamento alla Legge elettorale che prevedeva le preferenze, la dice lunga su che cosa sia diventato il socialismo, su dove sia finita la democrazia, nel partito che un tempo si richiamava alla volontà popolare. Una forza politica che per anni ha visto al suo interno anche esponenti e valori della Socialdemocrazia, ma oggi sa esprimere solo soddisfazione per aver sconfitto il governo (per un solo voto e grazie ai franchi tiratori della maggioranza, almeno 53). Gli italiani comunque comprendono bene che la scelta del voto a scrutinio segreto rivendicata dal PD – e apertamente contrastata dalla premier Giorgia Meloni, che chiedeva a tutti di “metterci la faccia” col voto palese – non premierà certo il consenso del Nazareno. Anche perché, come sta accadendo anche in altre occasioni, il voto di ieri non fa altro che rafforzare l‘estrema destra di Futuro Nazionale.

Esplicito, sul punto, il post con cui Meloni ha commentato la giornata. «Ci abbiamo provato. Ha vinto di nuovo la palude. Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci». E conclude con un post scriptum: «La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto».

Noi condividiamo anche il punto su questa brutta vicenda fatto da Pina Picierno, fuoriuscita dai Dem. «Non prendiamoci in giro: se l’argomento è che l’emendamento della maggioranza era scritto male, avreste potuto presentarne uno migliore per permettere ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. E invece no. Vi siete guardati bene dal farlo e avete festeggiato come hooligans perché i parlamentari continueranno ad essere nominati».

A botta calda la segretaria Schlein si è detta prontissima a voto, che sia a settembre o in primavera. Ma la domanda è: con quale programma politico, vista la recente, sonora bocciatura a Napoli delle poche, ritrite proposte annunciate, senza contare  la mancanza di un candidato premier, specie dopo la bufera che ha travolto Sigfrido Ranucci, che qualcuno avrebbe voluto in quel ruolo.

Oggi il cammino della legge elettorale prosegue alla Camera, ma ormai senza quello strategico emendamento che avrebbe consentito ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti.

Rispetto al Rosatellum, attualmente in vigore, la nuova legge definita “Stabilicum” avrebbe previsto un ritorno alle preferenze. Oggi, infatti, i cittadini sono chiamati a esprimersi su liste bloccate di candidati. Il testo dell’emendamento, presentato con prima firma da Fratelli d’Italia insieme a Noi Moderati e Udc, e in seguito sostenuto anche da Lega e Forza Italia, prevedeva l’introduzione di un sistema misto, con i capilista bloccati e la possibilità di esprimere fino a un massimo di tre preferenze scritte per i candidati di una lista composta da sette nomi nei collegi plurinominali.

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