«Ho parlato da presidente del Senato e ho ricordato che nel sistema bicamerale quello che viene votato in un ramo del Parlamento può essere cambiato dall’altro. Se a qualcuno non piace, riformuli la Costituzione». Così la carica numero due dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa, respingendo al mittente le critiche secondo cui avrebbe dismesso i panni di arbitro.

Ci sono quindi fondate speranze che possano essere superati i malumori interni a Lega e Forza Italia – i cui leader Matteo Salvini e Antonio Tajani avevano dato indicazioni chiare di votare con il governo – e che il cammino delle preferenze possa riprendere, come da tempo chiedono gli italiani.

«E’ evidente – sbotta Renato d’Andria, per anni segretario nazionale del PSDI – che anche dentro la maggioranza esistono numerosi personaggi che pretendono liste bloccate, perché consapevoli di non riuscire a tornare in parlamento, se non attraverso alchimie del potere». «Ma questo – incalza d’Andria – suona come un autentico schiaffo in faccia alle legittime istanze dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti, con l’aggravante di non aver fatto i franchi tiratori a viso aperto, ma nascondendosi dietro la pretesa di scrutinio segreto».

Renato d’Andria

Un j’accuse che ovviamente investe anche le opposizioni. «Dovranno spiegare agli italiani – aggiunge l’ex segretario PSDI – perché non hanno presentato un emendamento diverso sulle preferenze, se quello bocciato a loro non piaceva, ma non lo hanno fatto, perché evidentemente anche per loro esiste un solo dio: la poltrona».

Chi ha assunto un comportamento lineare in tutta la vicenda – va detto – sono stati i deputati di Futuro Nazionale. Non solo alla prima votazione hanno scelto di fotografare il voto espresso da ciascuno di loro, ma hanno presentato un secondo emendamento sulle preferenze, per il quale ha votato compatto FDI, ma che ha fatto la fine del precedente, sempre a causa dei deputati della maggioranza incollati al potere, timorosi di perdere i privilegi se dovesse prevalere la volontà popolare.

«Mi auguro – conclude d’Andria – e so, che gli italiani comprendono fino in fondo ciò che sta accadendo, chi sono i traditori della volontà popolare e i vigliacchi che si nascondono dietro un paravento. La strada è ancora lunga. Il governo individui le frange di malpancisti e tiri dritto per la sua strada».

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