Mentre Matteo Salvini con una delegazione della Lega incontra nel carcere di Bollate Mario Roggero (in foto), il gioielliere che uccise due rapinatori, la consistente somma di 700mila euro assegnata in sentenza come risarcimento ai familiari dei banditi continua a far discutere. La protesta è basata sui dati forniti da Conflavoro, associazione a tutela delle pmi, i cui rappresentanti fanno sapere che quest’anno alle famiglie delle vittime sul lavoro spetterà un risarcimento massimo di 14.500 euro, contro i 22.400 del 2022, come stabilito dal decreto 75/2023. Non solo, ma la quota minima scende da 6 a 4mila euro. Vale per tutti, comprese forze dell’ordine e vigili del fuoco. «Ai caduti sul lavoro 14.000 euro, ai rapinatori 700.000, cosa abbiamo fatto per vivere in un Paese come questo?», è la domanda che circola sul web.

Bene ha fatto allora la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un post sui social ha fatto conoscere una rilevante novità del ddl Sicurezza: lo stop alle richieste di risarcimento per chi subisce danni in seguito a reazioni delle vittime in casi di rapina o stupro. «Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto. Con l’ultimo ddl Sicurezza introduciamo una regola di puro buon senso: chi subisce un danno mentre sta commettendo un reato non può chiedere alcun risarcimento, né possono farlo i suoi familiari», ha scritto la premier. «Chi viola la legge – aggiunge – non può pretendere di essere risarcito da chi si è difeso. Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali», perciò «basta paradossi! Chi commette un reato non può pretendere un risarcimento per i danni subiti mentre delinque»

E in effetti l’articolo 7 del nuovo decreto sicurezza introduce una modifica al codice civile per una serie di reati: violenza sessuale (609-bis), atti sessuali con minorenne (609-quater), violenza sessuale di gruppo (609-octies), furto in abitazione/con strappo/con destrezza (624-bis), rapina (628), sequestro a scopo di estorsione (630). Insomma chi è vittima di rapina o di violenza sessuale non dovrà risarcire l’autore del delitto in caso di danno.

E’ sceso ancor più nel dettaglio il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: «C’è una modifica al codice civile, viene in qualche modo escluso il risarcimento del danno in situazioni in cui il fatto si verifichi in occasione del compimento da parte del danneggiato di alcuni reati». «Il caso classico – ha poi specificato – è quello della rapina in casa, la rapina commessa da persone con la reazione, il tentativo di legittima difesa da parte del rapinato. Nel caso di condanna per eccesso colposo come è successo in alcuni casi di cronaca, fermo restando la valutazione di carattere penale, viene considerata l’esclusione del risarcimento dei danni». In sintesi, «viene valorizzato – ha concluso Piantedosi – il concorso alla commissione del reato da parte della persona, che poi diventa a sua volta parte offesa del reato per la reazione del danneggiato».

A riportare chiarezza ci pensa come sempre Marco Rizzo, che ci racconta una vicenda vera, molto eloquente. Questa. «Alaa Faraj Abdelkarim Hamad, libico, graziato dal Presidente della Repubblica Mattarella nel 2025. Condannato a 30 anni di reclusione per concorso nell’omicidio plurimo di 49 migranti e per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La sentenza confermato in cassazione».

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