I dati parlano chiaro. Nel 2025 il PIL del Mezzogiorno è cresciuto dello 0,7%, superando per il quarto anno consecutivo la media nazionale del Centro-Nord, ferma allo 0,5%. Una crescita, quella del Sud, trainata dagli investimenti pubblici e dalle opere infrastrutturali. Lo attestano i rapporti periodici di Svimez, l’associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno che dal 1946 segue passo passo l’andamento dell’economia nelle regioni meridionali. E quello del PIL 2025 non è l’unico dato positivo, perché le stime prevedono una crescita del Sud pari a + 0,9% nel 2026, contro il + 0,5 o massimo + 0,6 nel Centro Nord. A sostenere la crescita – spiegano i ricercatori Svimez – sono soprattutto gli investimenti collegati al PNRR, è questo il vero motore che spinge il Pil del Sud oltre quello del Nord.

E poi c’è un altro asso che il meridione sta calando sul tappeto dell’economia nazionale: la transizione energetica. «Il Mezzogiorno – viene dettagliato nel rapporto – sta dimostrando di poter essere protagonista della transizione industriale ed energetica del Paese». In che modo?

Qui arriviamo ad un protagonismo che è proprio della mia regione, quella in cui sono nato e nella quale per anni sono stato presidente della Confapi. La Campania – fa sapere Svimez – ha superato in anticipo i target, installando quasi 1.317 MW di nuova capacità rinnovabile nel quinquennioQuesto significa che nella regione circa il 36% dei consumi regionali è coperto da fonti pulite, con una produzione che si avvia a pareggiare l’energia prodotta dai fossili. Il numero di impianti rinnovabili è cresciuto da 67mila a oltre 85mila in due anni. Guardando più da vicino il comparto, oltre la metà della potenza rinnovabile va attribuita all’eolico. La Campania quindi sta vincendo la sfida di sviluppo nella transizione energetica.

Ma anche il resto del Sud può vantare simili primati. Ricordo solo che la costruzione delle gigantesche pale eoliche dirette in tutta Europa avviene in un cantiere avveniristico nel Porto di Taranto. E anche questo è un fiore all’occhiello. Nell’intero Mezzogiorno si produce già più energia verde di quanta se ne consumi, con una copertura pari al 115,1%. L’ulteriore crescita della produzione energetica da rinnovabili comporterà una riduzione dei prezzi energetici più marcata nelle regioni del Mezzogiorno (-20%) rispetto al resto del Paese (-14%), attraendo investimenti in settori energivori e in filiere innovative come fotovoltaico, eolico, batterie e data center.

Lo sviluppo delle rinnovabili costituisce una formidabile leva per il rilancio industriale e digitale del Sud. E tutto questo non era affatto scontato, anche perché la partita dell’energia è destinata a ridefinire la geografia industriale del Paese. Raggiungere i target del 79 GW di fotovoltaico e 28 GW di eolico significa puntare in modo massiccio sulle regioni meridionali, cui il Decreto Aree Idonee assegna quasi la metà delle nuove installazioni del decennio. Il potenziale è enorme: l’82% delle richieste di connessione alla rete arriva dal Sud e l’88% delle richieste “mature” è localizzato nelle stesse regioni.

Risultati dovuti a politiche mirate del governo che – auspichiamo – non farà mancare le riforme in tema di burocrazia, tuttora frenanti rispetto ad un exploit che di per sé la dice lunga sulla tenuta e sul carattere dei popoli meridionali.

Renato d’Andria

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