Comincerà fra domani e mercoledì l’iter della nuova legge elettorale in Senato, dove già le opposizioni annunciano battaglia. Non ci sarà però l’incognita dei franchi tiratori, visto che a Palazzo Madama il voto a scrutinio segreto non è ammesso. Il testo varato dalla Camera sarà incardinato nella commissione Affari Costituzionali. Ed anche il nodo delle preferenze, su cui era caduta la maggioranza a Montecitorio, tornerà all’ordine del giorno. Noi Moderati ha annunciato una nuova proposta per restituire ai cittadini la scelta dei loro rappresentanti in Parlamento, mentre Matteo Salvini ha già inviato forte e chiara la volontà della Lega, auspicando che al Senato «ci sia la possibilità di recuperare anche l’indicazione, a qualche titolo, delle preferenze».

Anche Roberto Vannacci si fa sentire, sempre alla sua maniera un po’ greve. Brandendo due meloni gialli, scelti non certo a caso, in un video sui social l’ex generale dichiara: «Dopo la Caporetto che abbiamo vissuto a Montecitorio, dove i “badogliani” hanno sparato alla schiena del proprio schieramento, in Senato porteremo allo scoperto quei vili che si sono nascosti nell’anonimato della pulsantiera. Chi può tiri fuori gli attributi e riproponiamo le preferenze al Senato. Come in terza lettura a Montecitorio, io garantisco il pieno supporto dei miei arditi futuristi».

Resta il fatto che, pur se venisse approvato dal Senato, il testo dovrebbe comunque tornare in terza lettura alla Camera, dove il rischio resta quello di andare sotto un’altra volta. Per questo Fratelli d’Italia non ha ancora scoperto le sue carte sul voto al Senato. Il partito non ha ancora sciolto la riserva: «Se ne discuterà», ha dichiarato Donzelli. Ma anche a Palazzo Madama l’incognita restano gli azzurri. Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia, ha smentito alcune sue dichiarazioni sul punto, che erano apparse poco concilianti: «Le considerazioni riguardavano alcuni emendamenti sulla giustizia all’esame del Senato, sui quali, peraltro, le riserve di Forza Italia sono note, esplicite e pubbliche». Il riferimento è alla ferma opposizione degli azzurri all’emendamento al decreto giustizia e immigrazione che allarga le intercettazioni. Per Giorgio Mulè si tratta di «una norma che introduce la legittimità delle intercettazioni a strascico per noi non può passare. Non accettiamo imposizioni, nemmeno se arrivano dal fronte antimafia».

Ora la sfida è quella di trovare la quadra, per non spaccare la maggioranza in Commissione al Senato.

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