
L’ideologo del 2 per Mille e del 5 x Mille, misure che fece approvare quanto era ministro del Tesoro nell’esecutivo Berlusconi, oggi rilancia e pone sul tappeto un provvedimento ancor più rivoluzionario. Stiamo parlando di Giulio Tremonti, economista illuminato, oggi presidente della Commissione Esteri a Montecitorio. In una lunga intervista al quotidiano Avvenire, spiega innanzitutto a che punto è la sua proposta di legge per dare esenzione fiscale, presente e futura, anche sui relativi rendimenti, alle donazioni liberali in favore di quei soggetti che lavorano per l’interesse pubblico.
La galassia del no profit, quella autentica, che da anni cresce e vive grazie alle provvidenze del 5 o del 2 per mille, potrebbe ricevere dunque nuovi benefici, se la proposta Tremonti (la Pdl n. 2478) attualmente incardinata alla Commissione Finanze della Camera, riuscisse ad essere approvata in questo scorcio di legislatura. «Le coperture – fa sapere Tremonti – ci sono». Ma resta incerto il voto delle opposizioni che, pur a fronte di un tema così poco divisivo, potrebbero creare fratture pur di rivendicare la propria esistenza e il proprio ruolo.
Eppure, in un panorama globale in rapida trasformazione, non bastano più le risposte date finora. «Siamo immersi – spiega l’economista – in una intensa mutatio rerum, viviamo una curva della storia che ha cause profonde, annidate nella globalizzazione e nella modifica delle strutture sociali in tutto il mondo». Di più: «l’effetto “poche culle e poche tombe”, cioè l’andamento demografico negativo combinato con l’età che si allunga e con le mutazioni dell’economia, produrrà un effetto drammatico sul welfare conosciuto finora, basato su Otto von Bismarck e William Beveridge. Per tenere il sistema, non bastano più gli strumenti ordinari».
E’ necessario allora rafforzare il Terzo Settore, quella spina dorsale del Paese finora troppo poco considerata. «In un panorama sociale che non vede più entità intermedie forti come una volta, dalle parrocchie alle piccole coop e ai sindacati – continua il presidente di Aspen – emerge però una realtà d’impegno sociale più matura e sempre più coinvolta e la cosiddetta “grande eredità” che, non solo in Italia, sta per essere lasciata dalla generazione dei baby boomers». In che modo?
Tremonti spiega la sua lungimirante visione: dovremo saper incrociare questi fenomeni «per imprimere una svolta al mondo che ci attende». In pratica, «deviando il passaggio di capitali e patrimoni dagli uffici pubblici, si potrà creare una nuova architettura con un crescente e più diretto coinvolgimento del pilastro sociale nelle politiche e nelle scelte di gestione delle risorse, all’esterno del calderone del bilancio pubblico. Con i giusti incentivi potrà nascere un ecosistema imperniato su nuove infrastrutture sociali, comunità e altro che, magari anche aiutate dalla IA, potranno in parte sostituirsi al declinante welfare statale. Più degli apporti che vengono dalle migrazioni, che sono positive ma non risolutive».





Lascia un commento