
Una scritta rossa impressa con lo spray su un muro di via Portuense 473, a Roma, riaccende il terrore che le Brigate Rosse tornino a farsi sentire dopo decenni di silenzio e un capitolo che, anche dal punto di vista giudiziario, sembrava ornai definitivamente chiuso. “Nordio ti butto dentro una R4”, questo il macabro testo, riferito al ritrovamento del corpo di Aldo Moro nella Renaut in via Caetani. Era il 9 maggio del 1978. Ma quella pagina nera della storia italiana, in realtà, non ha mai trovano finora un punto giudiziario di vera chiusura.
Tanto che oggi ad ammetterlo è la stessa magistratura, che recentemente ha aperto ben due nuovi filoni d’indagine. Il primo è stato riaperto dopo un esposto presentato dai legali dell’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, uno dei componenti della scorta ucciso nell’agguato di via Fani il 16 marzo 1978: chiedono di verificare la presenza di un uomo non ancora identificato sulla scena del crimine; di eseguire nuove perizie balistiche; di accertare infine se ci fossero altre presenze su quella stessa scena. Il riferimento degli avvocati è a quanto acquisito dalla Commissione Antimafia nel 2018, ma a loro parere poi non approfondito in via giudiziaria. Negli atti della Commissione, infatti, si parlava di «evenienza di ‘terze presenze’ sia sul luogo dell’agguato che nelle successive fasi di gestione e conclusione del sequestro».
Il titolare del fascicolo, Giuseppe Patrone, ha chiesto 6 mesi per portare avanti le indagini. Lo stesso pm della capitale ha in mano anche il secondo fascicolo, un’indagine tesa ad approfondire il ruolo e i legami del brigatista Prospero Gallinari, fuggito dal carcere con la possibile complicità dei servizi segreti.
A Nordio intanto è arrivata la solidarietà del capo dello Stato e di tutte le forze politiche di maggioranza. «Rivolgo un deferente ringraziamento al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la telefonata con la quale ha espresso la sua vicinanza in merito alle minacce da me ricevute da parte di sedicenti Brigate Rosse», ha scritto il guardasigilli in una nota. «Per quanto attiene le minacce di morte rivoltemi da sedicenti Brigate Rosse, ringrazio della solidarietà e vicinanza i Presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, i colleghi Ministri, Sottosegretari e Parlamentari, in particolare quelli dell’opposizione. Ringrazio inoltre con particolare affetto i colleghi Magistrati del CSM e dell’ANM, e tutti coloro che hanno dimostrato sostegno nei miei riguardi».
«Quarantacinque anni fa, quando conducevo le indagini sulla colonna veneta delle Brigate Rosse, ricevevo lettere minatorie firmate con la stella a cinque punte. Non sono stato intimorito allora, da giovane magistrato, e ancor meno lo sono adesso da anziano Ministro», ha cncluso Nordio.
Silenzio tombale, finora, dalle forze politiche di opposizione.





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