
Tutti i media internazionali non fanno che ripeterlo: il governo di Pedro Sanchez sarebbe riuscito in meno di 24 ore a rimpatriare circa 50mila persone fra gli oltre 60mila provenienti da diversi paesi africani che avevano invaso l’isola di Ceuta. Vero è che la piccola città spagnola si trova già all’interno del Marocco, ma risulta difficile comprendere in che modo possano essere avvenuti rimpatri di simili, enormi dimensioni.
Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in continente africano, sono piccole città con una storia del tutto particolare. Situate a 400 chilometri di distanza l’una dall’altra, sono interamente circondate dal Marocco, comprese le acque territoriali. Entrambe non lontane dallo Stretto di Gibilterra, sono cittadine europee in tutto e per tutto, dall’uso dell’euro all’appartenenza piena alla Unione Europea. Minuscole le loro dimensioni: Ceuta ha una superficie di appena 18 Kmq su cui vivono all’incirca 85mila residenti. Melilla di abitanti ne conta 86mila su una superficie di soli 12 Kmq.
L’origine delle due città è antichissima. Ceuta fu assoggettata alla dominazione di Cartagine, poi Roma, quindi invasa da visigoti e arabi. Nel 1415 fu il Portogallo a conquistare questa città, fino a quando nel 1668 la cedette alla Spagna.
Il governo italiano intanto, per motivi di sicurezza nazionale ha deciso di sospendere per un mese il Trattato di Schengen con la Spagna, disponendo la chiusura delle frontiere marittime e aeree.
Va ricordato che l’accordo di Schengen sulla libera circolazione in Europa, firmato il 14 giugno 1985, coinvolge oltre 450 milioni di persone e comprende 29 Paesi. Può essere però sospeso, in via temporanea, dai Paesi che vi aderiscono, ma solo per motivi come una minaccia per l’ordine pubblico o per la sicurezza nazionale.





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