Dopo tanti stop and go, finalmente l’ex primo ministro Giuseppe Conte si è presentato dinanzi alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia da Covid 19. Tante le ombre sul suo operato, altrettante le questioni da chiarire. Ma lui ha preferito seguire il vecchio adagio secondo cui la miglior difesa è l’attacco.

Era stato chiamato a far luce su interrogativi inquietanti, come l’approvvigionamento di mascherine e la campagna vaccinale ma, soprattutto, sulle testimonianze rese dagli imprenditori ascoltati dalla commissione sulle consulenze pagate da alcune aziende per ottenere commesse pubbliche. Tra i dossier più delicati, quello sull’avvocato Luca Di Donna, ex collega di Conte, e il suo ruolo nelle procedure per le forniture. Senza contare il caso, ancor più controverso, di una società che avrebbe versato 454 mila euro per una consulenza preliminare, che apre molti interrogativi relativi ai controlli esercitati all’epoca da Palazzo Chigi sulla struttura commissariale.

Ma il leader dei 5 Stelle, prim’ancora di entrare nel vivo delle scottanti questioni, che fa? Deposita un documento che – a suo dire – «mi è venuto tra le mani in forma anonima» e che avrebbe già consegnato alla Procura di Roma nei giorni scorsi.

Si tratta di «un documento redatto il 14 aprile 2022 – afferma Conte – a me è arrivato con i nomi oscurati, ma ci sono tutte le qualifiche». Dieci pagine in cui si parlerebbe di una transazione da 100 milioni di euro tra lo Stato e la società Jc Electronics, la stessa al centro di un contenzioso su una transazione da 100 milioni di euro con il governo Meloni. Conte, insomma, invece di difendersi attacca l’esecutivo. Da quelle pagine – dice – emergerebbero «elementi tali da giustificare un approfondimento anche sulla successiva transazione con cui, nell’ottobre scorso, la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute hanno chiuso il lungo contenzioso con la società, riconoscendole circa 100 milioni di euro».

Immediata la smentita di Jc Electronics. «Il documento di dieci pagine di cui parla il presidente Conte, pervenutogli in forma anonima, non è una novità – scrivono i responsabili della soci età – un documento di dieci pagine sulle mascherine Aoxing è già stato portato in giudizio dallo Stato, insieme al dossier dei militari della Struttura Commissariale, ed è uscito indenne dal vaglio della magistratura». La società ricorda che il tribunale di Roma, con sentenza n. 10918/2025 del 21 luglio 2025, ha rigettato la querela di falso proposta dall’Avvocatura dello Stato per conto della presidenza del Consiglio e del ministero della Salute contro la certificazione delle mascherine Aoxing AX-KF95, condannando le amministrazioni alle spese».

Poi l’affondo finale. «Giorgia Meloni – dichiara Conte al termine dell’audizione –  è la regista di questi attacchi». A stretto giro arriva la replica della premier: «Il lavoro della commissione Covid non è un processo a una persona, ma un dovere verso una nazione che ha pagato un prezzo altissimo. La verità non è un attacco politico. È un diritto degli italiani».

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