
Rapporti sempre più tesi fra Madrid e Roma. Secondo quanto riporta El Pais, Sanchez chiede all’Italia di revocare i controlli alle frontiere introdotti il primo agosto a seguito della crisi migratoria di Ceuta. Indicato addirittura un ultimatum: domenica 9 agosto, con tanto di conseguenze. In caso di “inadempienza” la Spagna adotterà misure di risposta “proporzionali”.
Dopo l’assalto di Ceuta e la decisione italiana di sospendere per motivi di sicurezza nazionale l’accordo di Schengen con la Spagna fino al 31 agosto, si è intensificato ovviamente il sistema dei controlli a campione per chi arriva dalla Spagna in Italia negli aeroporti e nei porti.
Fin dal primo istante Pedro Sanchez, che nel frattempo si godeva la vacanza a Lanzarote, non ha mandato giù la mossa di Meloni e, in risposta, ha dichiarato di aver “rimpatriato” oltre 40mila dei 70mila migranti arrivati a Ceuta. Una replica azzardata, visto che per effettuare rimpatri le norme prevedono l’identificazione delle persone e procedure ben più complesse, mentre le tv di mezzo mondo intervistavano decine di migranti che, privi di cibo e acqua, decidevano di tornare indietro.
Irritato dalle smentite in diretta, il premier spagnolo ieri ha giocato la carta dell’ultimatum. In nota ufficiale definisce la decisione italiana di ripristinare i controlli alle frontiere «ingiusta, contraria agli interessi dell’Ue e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola», sostenendo che sia stata adottata «senza preavviso, unilateralmente e con argomenti spuri che non si conformano né al Codice delle frontiere Schengen né alla verità».
La Spagna dichiara inoltre che nessuno dei migranti entrati a Ceuta può fare ingresso liberamente nello spazio Schengen e che quasi tutti sono già rientrati in Marocco. Peccato che i circa 5000 rimasti possano tranquillamente muoversi su natanti privati per raggiungere le coste europee e, secondo alcune fonti, molti lo avrebbero già fatto.
La replica dell’Italia non si è fatta attendere. La nota di Palazzo Chigi: «L’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale ed il controllo delle frontiere. Non intendiamo in nessun caso rivedere la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di paesi terzi provenienti dalla Spagna, almeno fino al 15 agosto e comunque sino a quando non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia».

«Si tratta – ha puntualizzato il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi – è una misura temporanea, prevista dai trattati e adottata con l’unico obiettivo di tutelare la sicurezza nazionale». «La porteremo avanti – ha aggiunto – finché avremo consapevolezza che il pericolo è passato».
«Gli stessi organi di intelligence e di sicurezza spagnoli hanno detto di ritenere abbastanza fondato quell’appello fatto a ripetere questo tentativo di invasione il 15 agosto», ha poi detto Piantedosi. «Mi auguro che non avvenga, ma ci sono elementi per cui è difficile sostenere che non possano comporre un livello di attenzione, soprattutto per un Paese come l’Italia, che già affronta un grande impegno per il controllo della frontiera esterna».
Le dichiarazioni di Piantedosi vengono rilasciate proprio mentre arriva la notizia che Madrid indaga per capire se dietro l’ondata migratoria ci sia un’azione coordinata di gruppi criminali. E per la prima volta vengono chieste spiegazioni al Marocco. Altro che ultimatum…





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