
Sono arrivati i dati dell’ufficio statistico europeo relativi al Pil, secondo cui la Germania resta al primo posto, con un PIL di 4,47 mila miliardi di euro e la Francia ha prodotto 2,99 mila miliardi di euro. Un bel terzo posto per l’Italia, con 2,26 mila miliardi. Seguono la Spagna con 1,69 mila miliardi e i Paesi Bassi, 1,17 mila miliardi.
Più analiticamente, nel 2025 il Prodotto Interno Lordo dell’Italia si è attestato a circa 2.258 miliardi di euro, confermando il Paese come la terza economia dell’Unione Europea con una quota del 12,0% sul totale dell’UE. Anche il PIL pro capite è vicino alla media europea, attestandosi storicamente intorno ai 37.600 euro (media UE a 38.100 euro).
Restano problemi sul debito pubblico, stimato da Eurostat al 137,1% del PIL, il secondo più alto dell’Unione dopo la Grecia, mentre il Deficit è Indicato al 3,1% del PIL.
Tuttavia, l’Italia vanta 4 regioni nella top 20 dell’Unione Europea per PIL nominale, benché il dato continui ad evidenziare il divario economico interno tra Nord e Sud.
Eurostat infatti delinea una mappa a due velocità nel confronto con i partner europei. Sul podio resta la Lombardia, terza regione più ricca d’Europa con un PIL nominale di circa 505 miliardi di euro, superata solo dall’Île-de-France (Parigi) e dalla Greater London (extra-UE).
Fra le altre macro-regioni, il Lazio si posiziona al 12° posto (circa 246 miliardi), il Veneto al 19° (201 miliardi) e l’Emilia-Romagna al 20° (198 miliardi).
A risollevare le sorti del Sud arrivano però i dati Confesercenti. Nel Mezzogiorno si distingue Napoli, che con un +1,5% si conferma locomotiva del Sud, ben oltre la media dell’area (+0,8%) e appena dietro Milano e Roma (la prima, Bolzano, è a +1.8%); più indietro Bari, a +1,3%. Di contro il divario è forte anche sul fronte dell’inflazione, con Napoli che paga un +3.5%, seconda in Italia alle spalle di Reggio Calabria che, sempre secondo il CER, registra l’aumento dei prezzi più alto d’Italia (+4,3%).





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