
Non potevamo aprire l’Osservatorio Socialdemocrazia di questa settimana senza mettere in evidenza la storica alleanza tra la premier danese Mette Frederiksen, leader del Socialismo Democratico a livello internazionale, e il primo ministro italiano, Giorgia Meloni. «La loro alleanza – si commenta in ambienti della Commissione Europea – è politicamente significativa, perché Meloni è a capo della destra europea e ha fatto del controllo delle frontiere un punto centrale del suo governo, mentre Frederiksen è un premier socialdemocratico, la cui politica migratoria restrittiva ha spesso collocato la Danimarca al di fuori delle consuetudini del centrosinistra europeo».
Entrambe le leader, durante l’incontro ufficiale a Palazzo Chigi di due giorni fa, hanno sostenuto che i governi democratici devono stabilire chi entra e rimane nei loro paesi, che la migrazione irregolare non deve arricchire le reti di trafficanti e che le persone senza diritto di soggiorno devono essere rimpatriate nel modo più efficace».
La questione, si badi bene, non è più una richiesta teorica rivolta a Bruxelles. Le nuove norme UE creano un percorso legale per i centri di rimpatrio in paesi terzi, mentre una lettera promossa da Danimarca e Italia ha ottenuto il sostegno della maggioranza degli Stati membri. La questione politica si sta spostando ora dalla possibilità di esistenza di tali centri alla loro ubicazione, alla giurisdizione di chi e con quali garanzie possano operare. Infatti, il Consiglio d’Europa ha stabilito che il regolamento concordato sui rimpatri consente agli Stati membri di concludere accordi con paesi terzi per la creazione di centri di rimpatrio, nel rispetto dei requisiti legali e dei diritti umani.
La politica migratoria è stata spesso descritta come una contesa tra una destra restrittiva e un centrosinistra umanitario. La partnership Meloni-Frederiksen dimostra che questa descrizione non è più adeguata. Già anni fa, peraltro, i socialdemocratici danesi giunsero alla conclusione che un sistema di welfare generoso e un’elevata fiducia pubblica imponessero allo Stato un controllo più rigoroso sui flussi migratori. Il governo italiano affronta la questione concentrandosi sugli arrivi dal Mediterraneo, sulla pressione esercitata sulle comunità costiere e sulle conseguenze politiche delle ripetute crisi di soccorso e accoglienza.
Le loro esperienze nazionali differiscono, ma la conclusione è la stessa: un sistema di asilo dell’UE manterrà la legittimità pubblica solo se le decisioni relative alla non concessione dell’asilo potranno essere applicate e se l’ingresso irregolare non creerà un diritto di soggiorno duraturo. E’ evidente che l’appoggio di un leader di centrosinistra scandinavo facilita l’adozione di misure più rigorose da parte di altri governi di centrosinistra, senza che queste vengano percepite come una conversione ideologica.
Nella lettera congiunta resa nota al termine dell’incontro, le due premier sostengono che tali centri potrebbero smantellare i modelli di business dei trafficanti, ridurre gli incentivi ai viaggi irregolari e garantire il rimpatrio delle persone senza diritto di soggiorno. Si tratta di un obiettivo politico, ma non è ancora un piano operativo. I problemi riguardano ad esempio i paesi di origine, che potrebbero rifiutare il rientro, o l’endemica mancanza dei documenti di identità di chi arriva, senza contare il fatto che i tribunali potrebbero sospendere l’espulsione, o che alcune persone non potrebbero essere rimpatriate in sicurezza.
Meloni e Frederiksen, ben consapevoli di dover superare questi ed altri ostacoli, hanno inquadrato la migrazione controllata come una questione di tutela della coesione sociale e del patrimonio culturale europeo.
L’asse Meloni-Frederiksen è quindi significativo, non tanto perché annuncia un’ulteriore richiesta di politiche migratorie più rigide, quanto perché mostra dove si è spostato l’asse politico europeo. I centri di elaborazione e rimpatrio esterni, un tempo considerati marginali o inaccettabili, sono ora sostenuti da leader di famiglie politiche rivali. E questo rende l’attuazione più probabile.





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