Nei primi sette mesi del 2026 sarebbero stati ritirati dal sistema bancario della Russia circa 24,4 miliardi di euro, ma la domanda di contante cresce in modo esponenziale. E’ stata la Banca Centrale Russa a segnalare che ogni mese vengono ritirati dalle banche miliardi di rubli. Secondo i dati raccolti dal marketplace finanziario russo Banks.ru, la domanda di contante ha iniziato ad accelerare a marzo, con circa 300 miliardi di rubli, poco più di 3 miliardi di euro, che escono dai conti ogni mese.

I cittadini sono spinti dal timore che il Cremlino possa requisire i risparmi per finanziare la guerra in Ucraina, ma intanto l’economia interna mostra segnali sempre più preoccupanti. I timori della popolazione, sempre più intenzionata a trasformare i depositi in denaro contante, sono inoltre collegati agli attacchi dei droni ucraini contro raffinerie e infrastrutture.

Il fenomeno riguarda anche i principali istituti di credito del Paese. Cinque delle sette maggiori banche russe hanno registrato deflussi netti dai depositi dei clienti. La situazione più pesante è quella di Gazprombank, che in quattro mesi ha perso 299,5 miliardi di rubli, circa 3 miliardi di euro, pari al 10,8 per cento dei suoi depositi. Rosselkhozbank ha registrato un deflusso di 270,5 miliardi di rubli, oltre 2,7 miliardi di euro, con una diminuzione superiore al 15 per cento. nNon va meglio ad Alfa-Bank, il principale istituto privato russo, che ha visto uscire 179,4 miliardi di rubli, circa 1,8 miliardi di euro, pari al 5,6 per cento dei depositi. Per Sovcombank e VTB i deflussi sono stati rispettivamente di 81,7 e 20,4 miliardi di rubli.

Inizialmente aveva resistito Sberbank, il colosso bancario controllato dallo Stato. Ma anche i suoi clienti hanno iniziato a preferire il contante: a giugno sono usciti 211,6 miliardi di rubli e a luglio altri 31,8 miliardi. Unica eccezione resta T-Bank, che nello stesso periodo ha registrato un aumento dei depositi di 193 miliardi di rubli.

Ma non si tratta solo di risparmiatori privati: anche le grandi aziende stanno cercando di proteggere parte della propria liquidità. Sempre stando ai dati della Banca centrale, nel secondo trimestre del 2026 sarebbero usciti dal sistema bancario russo oltre 9,4 miliardi di dollari.

I numeri parlano chiaro: a luglio la quantità di contante in circolazione è aumentata di 643,4 miliardi di rubli, circa 6,5 miliardi di euro: un incremento del 43,1 per cento rispetto a giugno e il più elevato dall’inizio dell’anno. Il timore di un possibile intervento sui patrimoni è comunque più che fondato. Basti considerare che negli ultimi anni il Cremlino ha aumentato il controllo pubblico su una parte crescente degli asset privati e strategici e che, secondo il Washington Post, nel 2025 procuratori russi avrebbero trasferito sotto controllo statale asset privati per circa 51,5 miliardi di dollari. Se non bastasse, a giugno le autorità hanno confiscato beni per circa 7,6 miliardi di dollari riconducibili al miliardario Vadim Moshkovich, fondatore della holding agricola Rusagro.

A finire sotto la lente del sistema produttivo è in realtà il marcato, progressivo rallentamento dell’economia nel Paese governato da Vladimir Putin. Le stesse stime del Ministero dello Sviluppo economico indicano che nel primo semestre del 2026 il Pil russo è cresciuto appena dello 0,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E, in tutto questo scenario, il bilancio pubblico deve sostenere costi sempre più elevati per la guerra.

Una tensione resa ancor più deflagrante con l’improvvisa rimozione dall’incarico di Andrei Klepach, capo economista della banca statale VEB, per aver criticato pubblicamente la capacità della Russia di sostenere una lunga guerra di logoramento.

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