
Dopo aver fatto la voce grossa con l’Italia, che aveva prudenzialmente chiuso Schengen con la Spagna a seguito dell’assalto di migranti nell’exclave spagnola di Ceuta, il primo ministro Pedro Sanchez si è dovuto arrendere, sia pure con ritardo, all’evidenza. La situazione nella città iberica all’interno del Marocco si è fatta di ora in ora sempre più esplosiva, documentata da immagini raccapriccianti che continuano a fare il giro del mondo sui media. Ogni sera i residenti scendono in strada per manifestare contro i migranti, rimasti a migliaia accampati sulle spiagge, dove regnano risse violente ed infezioni epidemiche, come scabbia e tubercolosi. Sono ancora almeno 5.000 gli irregolari all’interno dell’exclave spagnola in Marocco, stando ai numeri ufficiali diramati dal ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska, mentre gli abitanti di Ceuta e il suo sindaco forniscono numeri ben più elevati. Gli immigrati hanno perfino assaltato un gruppo di militari, facendoli finire in ospedale. A fronte di un governo centrale definito immobilista e paralizzato, i cittadini di Ceuta starebbero ricorrendo ad un estremo “fai da te”. «Se ciò include circondare i loro insediamenti, bruciare le loro baracche e boicottare la distribuzione giornaliera di cibo, sembrano più che disposti a farlo», si legge su El Mundo. Ieri qualche decina di cittadini sono riusciti a raggiungere la spiaggia di El Trampolin, dove si trova l’insediamento più grande di stranieri irregolari, eludendo le forze dell’ordine e hanno appiccato il fuoco ad alcune baracche che da settimane hanno trasformato l’arenile in accampamento. Tanti gli applausi nei loro confronti.
E così la situazione di Ceuta, che secondo la sinistra italiana si era risolta in 48 ore dopo l’invasione del 30 luglio, oggi vede Madrid decretare per la prima volta lo stato di emergenza per la sicurezza nazionale, dopo la riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza nazionale che si è svolta quattro giorni fa. Ad annunciarlo era stata la portavoce dell’esecutivo e ministra dell’Inclusione e Migrazioni, Elma Saiz, nella conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri.
Poche ore fa la seconda svolta: la richiesta di aiuto alla tanto bistrattata (da Sanchez) Europa. La Spagna infatti ha chiesto formalmente alla Commissione europea il sostegno di Frontex e Europol per collaborare alle attività di verifica dei migranti che si trovano irregolarmente a Ceuta.
Ieri, venerdì 28 agosto, il ministero dell’Interno di Madrid ha annunciato un rafforzamento della frontiera della città spagnola situata in Africa settentrionale con un pacchetto di misure “straordinarie”: il prolungamento dei moli di Tarajal e Benzú, un sistema permanente di boe di contenimento in mare, sorveglianza aerea con droni, imbarcazioni leggere d’intervento e dispositivi remoti per operazioni subacquee.
Ma non basta, perché contemporaneamente l’Assemblea di Ceuta ha chiesto all’unanimità al governo centrale di intervenire «in modo immediato e senza ulteriori indugi», ritenendo che la città si trovi in una «situazione limite, a un passo dal collasso». La dichiarazione dell’Assemblea di Ceuta chiede il ritorno nei rispettivi Paesi, «in conformità con la legge» di quanti sono entrati sul territorio della città e vi si trovano ancora. Sostiene inoltre il diritto dei cittadini a manifestare, sempre in modo pacifico e ordinato, e respinge gli episodi di violenza registrati negli ultimi giorni. Il presidente di Ceuta, Juan Vivas, ha lanciato l’ennesimo, disperato appello: «Ceuta ha perso il suo stile di vita e la sua tranquillità, per evitare il disastro non abbiamo molto tempo».





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