
Sarebbe un errore sottovalutare le ipotesi che con sempre maggiore insistenza circolano sul web, talvolta anche a firma di autorevoli commentatori. L’invasione di Ceuta, avamposto d’Europa in Africa, non ha ancora trovato un mandante credibile. E questo alimenta i sospetti di quanti ritengono che quella carica dei 70milla, il 31 luglio scorso, sia stato solo il primo atto di un’invasione programmata, col fine ultimo di sostituire nell’Occidente l’Islam al Cristianesimo. Ieri a soffiare sul fuoco di queste ricostruzioni è stato in particolare l’urlo congiunto di tanti fra gli ottomila migranti rimasti sull’isola, che al grido tradizionale di “Allahu Akbar” si sono scagliati contro le proteste degli abitanti spagnoli di Ceuta, stremati da oltre un mese di violenze, paura, assalti. «Una guerra religiosa è in corso a Ceuta e in Europa. Molti non se ne sono ancora resi conto. L’accoglienza indiscriminata dell’UE sarà pagata a caro prezzo», è uno dei tanti commenti che si rincorrono sui social. Molti invocano Oriana Fallaci, sostenitrice del fatto che il fondamentalismo islamico avrebbe potuto sferrare un attacco di questo tipo alle fondamenta del mondo occidentale.
«Il problema fondamentale – scrive sul suo blog il giornalista indipendente Antonio Socci – è l’immigrazione islamica come hanno spiegato, a suo tempo, intellettuali non certo di destra come Oriana Fallaci e Giovanni Sartori. È indispensabile riprendere la loro profetica riflessione perché, a distanza di anni dai loro clamorosi interventi, l’immigrazione islamica in Italia, in Europa e anche negli Stati Uniti, è cresciuta enormemente, perfino di peso politico per la saldatura con la sinistra».
L’esempio della Germania, inoltre, sta insegnando qualcosa, anche ai più diffidenti. Solo pochi giorni fa l’eurodeputato della CDU, Dennis Radtke, esponente dell’ala sociale del partito, ha parlato alla tv tedesca ZDF di “totale Selbstaufgabe”, resa totale, in un paese dove i kebab hanno sostituito i forni tradizionali, le macellerie halal hanno soppiantato quelle con wurstel e salsicce ed è complessivamente in atto – ha detto – una trasformazione irreversibile del tessuto urbano, commerciale e culturale.
Voxnews, un portale di destra internazionale ha gioco facile, di fronte a queste affermazioni, a parlare di “sostituzione etnica”: «non serve l’invasione illegale continua per cambiare il volto di una città: basta l’immigrazione legale di massa, regolarizzata, che occupa spazi, case, posti di lavoro a bassa qualifica, servizi e welfare. Una volta radicata, diventa demografica e culturale».
E l’Italia? Nonostante le critiche di Voxnews, il nostro Paese finora ha retto bene, e la chiusura di Shengen – su cui oggi il governo è chiamato a pronunciarsi in merito alla eventuale proroga – lo conferma. Resta però il preoccupante calo demografico. Voxnews cita dati Istat più recenti, secondo cui nel 2025 i nati residenti sono stati appena 355 mila, con un tasso di fecondità sceso a 1,14 figli per donna ed un saldo naturale negativo di quasi 300 mila unità. «La popolazione di cittadinanza italiana è calata di 189 mila persone, mentre quella straniera è salita di 188 mila, arrivando a 5 milioni e 560 mila residenti (9,4 % del totale). La popolazione complessiva resta stabile solo grazie ai flussi migratori».
Ancora: «Un nato su otto ha già cittadinanza straniera. Tra i giovani sotto i trent’anni la quota di origine straniera si aggira ormai intorno al 22-25 %. Nelle fasce più giovani la proporzione è ancora più alta. Gli italiani autoctoni fanno sempre meno figli mentre la componente immigrata, pur riducendo progressivamente la propria fecondità, continua a crescere in peso relativo». Tutto questo, mentre l’impennata dei prezzi al consumo relega ai margini della società quello che era una volta il “ceto medio”.
Sono numeri, non opinioni, di cui il governo non potrà non tenere conto, anche nella imminente legge di bilancio. O almeno, ce lo auguriamo.





Lascia un commento