Il tentato attacco con droni ed esplosivo all’aeroporto di Lipsia, attribuito dall’intelligence tedesca ad una mossa ibrida in arrivo da Mosca, sta scatenando una serie di reazioni in diversi Paesi dell’Unione. Emblematico è il caso della Svezia, Paese rimasto neutrale durante entrambe le guerre mondiali e la Guerra fredda. Questa primavera, con l’esercitazione Aurora 26 e il “piano di difesa totale”, la Svezia si era già attrezzata contro una possibile guerra d’invasione della Russia. Con modalità che vengono rivelate solo in questi giorni.

Tra fine aprile e metà maggio le forze armate svedesi hanno condotto un’esercitazione su larga scala focalizzata sulla gestione logistica e sulla sepoltura dei caduti. L’iniziativa si inserisce nel più ampio processo di “difesa totale” intrapreso dal Paese nordico a seguito dell’ingresso nella NATO nel 2024. Le simulazioni mortuarie facevano parte di Aurora 26, la più grande esercitazione militare svedese dagli anni Novanta, che ha coinvolto circa 18.000 militari provenienti da 13 Paesi.

Stando al resoconto pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychiatry , nel modulo dedicato alla gestione dei caduti sono stati impiegati oltre 500 manichini e sacchi per salme per simulare le perdite in combattimento: un livello di addestramento specifico che non si registrava in Svezia dai primi anni Cinquanta e al quale hanno preso parte più di 300 militari, affiancati da personale della Chiesa di Svezia, dell’Agenzia delle Entrate svedese (Skatteverket) e dell’Autorità nazionale per la coscrizione.

Questa esercitazione della Svezia si inserisce in una tendenza più ampia che vede gli Stati baltici e il fianco nord della NATO prepararsi agli scenari peggiori mentre le tensioni con la Russia restano elevate. Aurora 26 ha incluso anche specialisti ucraini di droni impegnati ad addestrare le truppe della NATO alle tattiche anti-drone, e forze statunitensi, olandesi, francesi, polacche e di altri alleati schierate nella Svezia meridionale, a Gotland e nel Mar Baltico.

Dura, intanto, la posizione della Nato sui fatti di Lipsia. «La Russia aumentato la sua spregiudicatezza ma non ci spaventa», dichiara il segretario generale Mark Rutte. Ancor più esplicito il presidente del Comitato Militare alleato, l’italiano Giuseppe Cavo Dragone: «a coloro che ancora ignorano o negano che la Russia stia conducendo una guerra ibrida nei territori degli Alleati, Lipsia non è un caso isolato e distogliere lo sguardo non fa altro che premiare l’aggressore».

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