Visti dall’alto, a un primo colpo d’occhio sembrano granelli di sabbia. Invece sono persone in carne ed ossa, centinaia di migliaia di uomini e donne che hanno invaso le piazze delle principali città spagnole per protestare contro l’immobilismo del governo guidato da Pedro Sanchez di fronte all’invasione dei ottantamila migranti a Ceuta, avamposto d’Europa.

La convocazione in plaza de Cibeles, a Madrid, chiedeva di difendere la sovranità della città autonoma e le frontiere della Spagna, con accenti fortemente critici contro la gestione del governo di fronte alla straordinaria crisi migratoria. La mobilitazione della capitale è stata solo una fra quelle svoltesi in 260 comuni spagnoli nel corso della giornata. A Madrid, tra i presenti c’erano il leader del Partido Popular, Alberto Núñez Feijóo, il presidente di Vox, Santiago Abascal, la presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso, e il sindaco di Madrid, José Luis Martínez-Almeida.

«Sembra che il governo difenda più gli interessi del Marocco che quelli della Spagna – è la protesta ricorrente in piazza – ed è una situazione incomprensibile…». «Sánchez non se ne è occupato per niente. Non ha avuto il coraggio di scendere, mentre il PP ha avuto il coraggio di scendere e vedere la situazione in cui si trova Ceuta, cosa che Sánchez non ha fatto», gridano altri. Dello stesso tenore altri slogan e striscioni contro l’esecutivo.

Il sospetto dei cittadini è che la debolezza e l’assenza di Sanchez di fronte all’invasione di Ceuta nascondano atteggiamenti opachi nei rapporti col governo marocchino o, quanto meno, sia l’ennesima dimostrazione di una linea politica rigida con gli spagnoli e morbida con i migranti.

Non è un caso che le manifestazioni di piazza siano esplose proprio dopo che il quotidiano di destra ‘El Español’ ha pubblicato numerose foto di agenti marocchini in uniforme e in borghese, identificati durante l’ingresso massiccio e indicati per il loro possibile ruolo di coordinamento sul terreno. Le immagini sono state tratte da un rapporto del Cenif (Centro Nacional de In migracion y Fronteras). Il rapporto sostiene che alcuni agenti avrebbero indirizzato le persone che attraversavano la frontiera e che alcuni individui in borghese mostravano atteggiamenti di leadership e coordinamento. Si è affrettato a gettare acqua sul fuoco il direttore generale della Polizia, Francisco Pardo, il quale ha successivamente riferito al ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, che non esiste alcun rapporto di polizia che attribuisca alle forze di sicurezza marocchine la pianificazione o l’esecuzione dell’ingresso massiccio.

Ma, stando a quanto riportato nel documento,  l’obiettivo principale del governo marocchino sarebbe stato quello di far collassare il sistema di controllo delle frontiere spagnolo e neutralizzare la capacità di risposta dello Stato. L’invasione sarebbe inltre connessa alle rivendicazioni territoriali di Rabat su Ceuta e Melilla.

Tutte notizie che smentiscono la narrazione di Madrid, secondo cui i responsabili sarebbero i trafficanti di esseri umani. Di più. Il premier Pedro Sánchez lunedì aveva ribadito questa versione, accusando invece Israele, la Russia e la destra radicale di diffondere disinformazione sull’ingresso massiccio dei migranti a Ceuta.

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