Il primo a sollevare il panico nelle comunità internazionali è stato un ricercatore britannico, Jacob Coxon, specializzato nel pre-addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. Nell’annunciare le sue dimissioni dal colosso Anthropic, in un’intervista al Wall Street Journal Coxon ha lanciato un avvertimento diretto: le grandi aziende del settore stanno correndo verso una superintelligenza autosufficiente, senza le misure di sicurezza necessarie, stanno «giocando d’azzardo con le nostre vite». Il ricercatore sostiene infatti che, all’interno dei laboratori di frontiera, sia ormai imminente lo sviluppo di una super intelligenza, ossia un sistema con capacità cognitive superiori a quelle umane.

La situazione, secondo Coxon, potrebbe sfuggire di mano già entro la fine del prossimo anno, con scenari catastrofici che in teoria porterebbero all’estinzione della specie umana entro la fine del decennio. Altri ricercatori di Anthropic e di Open AI – scrive il Guardian – si sono associati alla posizione di Coxon. Ad esempio, Drake Thomas, altro dipendente di Anthropic, ha affermato: «Le cose si stanno muovendo troppo velocemente, non abbiamo neanche lontanamente il grado di certezza che desidereremo per la superintelligenza artificiale».

Subito dopo, a rafforzare i timori, sono arrivate le parole volutamente “rassicuranti” di Elon Musk, padre dei principali strumenti dell’innovazione avanzata nel mondo. «Tra 5 anni – ha scritto su X – il mondo sarà completamente sottosopra… Non preoccuparti ora di cose assurde e senza senso… Lo studio per gli esami, le lotte per i diplomi, lo spettacolo dell’istruzione: tutto diventerà completamente privo di significato… (…) Nel 2030 o nel 2031, cioè entro 5 anni, l’Intelligenza Artificiale supererà l’intelligenza dell’intera umanità». E, quanto all’intervista di Coxon, Musk afferma: «Sembra una trappola».

Intanto Beppe Grillo sul suo Blog mette in guardia da un altro pericolo collegato alla A.I. e lo fa citando numeri concreti, portandoci dentro i super energivori data center in cui si elabora l’intelligenza artificiale. «Parallelamente all’impennata di popolarità degli strumenti di intelligenza artificiale negli ultimi anni – scrive il comico genovese –  sono cresciuti anche i relativi costi ambientali. Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, i data center consumano attualmente 414 terawattora all’anno, pari a circa l’1,5% del consumo globale di elettricità: una quantità cresciuta del 12% all’anno per cinque anni, prima di aumentare del 17% nel 2025. Entro il 2030, l’Agenzia prevede che la domanda di elettricità dei data center sarà più che doppia rispetto a quella attuale. Gran parte di questa crescente domanda viene soddisfatta attraverso i combustibili fossili, mentre gli esperti esprimono preoccupazione anche per l’impiego delle risorse idriche locali necessarie a raffreddare i data center nelle regioni colpite dalla siccità».

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