Le cronache nazionali ce lo avevano già dimostrato: In migliaia di casi, il reddito di cittadinanza è stato percepito a lungo da esponenti della camorra e della criminalitò organizzata, sfruttando le falle esistenti nei meccaniosmi di controllo preventivi. Per fare un solo esempio, a Torre Annunziata, storico avamposto dei clan, la Procura scoprì che centinaia di migliaia di euro erano finiti nelle tasche di soggetti legati alla camorra locale. In Sicilia a veneficiare del “reddito”, come lo chiamavano loro, sono stati anche condannati definitivi per delitti di Cosa Nostra.

Alle assurdità di tanto denaro degli italiani speso per finanziare le mafie si aggiungono oggi altre notizie. Infatti, secondo l’ultimo Rapporto annuale dell’Inps, ben 188mila persone che percepivano il reddito di cittadinanza risultano oggi “scomparse dai radar”, inesistenti.

Il dato di partenza è relativo al 2023, quando erano circa 2,9 milioni le persone che avevano ricevuto almeno una mensilità del reddito di cittadinanza. Le misure introdotte dal governo di Giorgia Meloni hanno interessato buona parte di questa vasta platea. Perr la precisione, sempre seguendo i dati Inps, circa 2,3 milioni avevano caratteristiche compatibili con l’Assegno di inclusione (Adi), una misura di contrasto alla povertà destinata soprattutto ad anziani, minorenni e invalidi. Altri 582mila avevano invece caratteristiche compatibili con il Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), l’altro strumento che insieme all’Adi ha sostituito il reddito di cittadinanza e che offre 350 euro al mese per gli occupabili con Isee non superiore a 6mila euro. Ma – e qui arriva la notizia – di quei 582 mila ex percettori del reddito di cittadinanza, ce ne sono 188 mila, ossia uno su tre, che sono scomparsi dai radar amministrativi. Tra le possibili spiegazioni avanzate dall’Inps viene citata anche «l’incidenza di attività lavorative non dichiarate», ossia il lavoro nero.

Trova così conferma anche l’ipotesi circolata già durante l’erogazione del reddito di cittadinanza, e cioé che a percepire quei quasi mille euro al mese a spese dei contribuenti che lavorano fossero prevalentemente lavoratori del sommerso, che non pagano le tasse ed hanno beneficiato di provvidenze pubbliche.

L’auspicio è che, quando andranno a votare nel 2027, gli italiani si ricofrdino che, oltre ai miliardi in funo del Superbonus, come esempio plastico di inacapacità amminstrativa del centro sinistra bisognerò ricordare anche il fiume di denaro pubblico dissipato con un reddito di cittadinanza erogato senza regole e senza controlli. Anche perché più d’uno, nel campo largo, sta spingendo nuovamente su questa leva per racimolare voti.

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