Fin dal 2024 i Paesi sul fianco orientale della Nato, Estonia, Lettonia (nella foto il confine con la Russia) e Lituania, preparandosi alla possibilità di un confronto militare con la Russia, hanno avviato la realizzazione della Baltic Defense Line, un sistema di fortificazioni, ostacoli e strutture difensive lungo le frontiere orientali.

Parte da questo dato reale l’analisi di Stefan Hedlund, docente emerito di Russian Studies all’Università di Uppsala, in Svezia. Secondo lo studioso, la prossima mossa di Mosca contro i Paesi baltici potrebbe assumere una forma molto più ambigua, costruita appositamente per rendere difficile stabilire dove finisca la guerra ibrida e dove cominci un attacco al territorio della Nato. E, nello scenario più pericoloso, potrebbe perfino partire dalla proclamazione di una sorta di “Repubblica popolare del Latgale”, nell’est della Lettonia, sul modello delle entità separatiste create nel Donbass nel 2014.

Nelle attuali condizioni a Mosca – spiega Hedlund – conviene continuare ad operare nella “zona grigia”, in modo sufficientemente aggressivo da aumentare i costi per i Paesi che sostengono Kiev e testare la risposta della Nato, ma evitando di superare quella soglia che provocherebbe una reazione militare dell’Alleanza. Le operazioni russe hanno quattro obiettivi: orientare l’opinione pubblica in senso favorevole a Mosca; aumentare il prezzo del sostegno all’Ucraina; alimentare il timore di un’ulteriore escalation e, contemporaneamente, raccogliere informazioni sulle vulnerabilità dei Paesi Nato in vista di un possibile conflitto futuro.

Questo genere di azioni – secondo il professore svedese – comprendono già ora sabotaggi contro infrastrutture critiche e telecomunicazioni, danneggiamenti di cavi sottomarini, interferenze Gps che possono mettere a rischio anche l’aviazione civile, droni sopra aeroporti e installazioni sensibili e altre provocazioni concepite per misurare tempi e modalità della risposta occidentale.

La Lettonia potrebbe essere il primo bersaglio. E per centrarlo il Cremlino dovrebbe prima sbarazzarsi dei leader socialdemocratici. L’autore ricorda infatti come, prima dell’invasione dell’Ucraina, Mosca potesse contare anche su una significativa capacità di influenza politica. In Lettonia il partito socialdemocratico Harmony, molto forte tra gli elettori di etnia russa, è stato il primo partito in Parlamento tra il 2011 e il 2022, pur rimanendo fuori dalle coalizioni di governo. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la situazione è cambiata drasticamente: alle elezioni del 2022 Harmony non ha superato la soglia del 5% ed è rimasto fuori dal Parlamento.

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