
E alla fine il governo sembra accorgersi della crisi economica che negli ultimi anni ha messo in ginocchio quello che un tempo era il ceto medio, sempre più scivolato verso livelli di povertà per la stagnazione dei salari, il caro carburanti e l’impennata dei prezzi al consumo. Temi su cui si batte fin da inizio legislatura la Lega di Matteo Salvini.
Ieri è stato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti a dichiarare che nel cantiere della prossima Legge di bilancio ci sarà posto per aiuti al ceto medio. Argomento solo sfiorato, perché il tema vero in realtà era quello dei conti pubblici. Intervenendo alla Festa dell’Udc Giorgetti, pur assicurando un’attenzione al ceto medio, ha ricordato che «in questi momenti» di rialzo dei tassi «si capisce quanto sia importante tenere sotto controllo il debito e avere la fiducia di mercati e risparmiatori per collocarlo».
Sacrosanto. Ma lo scontro sostanziale, tutto interno alla maggioranza, riguarda proprio le classi dei lavoratori sempre più in affanno. E tutto ruota intorno alla questione dei bonus. L’ipotesi che circola, infatti, è quella di un bonus una tantum di 100 euro sotto una certa soglia Isee. Ma proprio sui contributi (che qualcuno chiama “mance”) destinati a persone con Isee bassi si è scagliato il leader della Lega Salvini, ampliando quanto detto da Giorgetti: «Nella legge di bilancio occorre mettere un tetto ai collezionisti di bonus per ampliare la platea, altrimenti il ceto medio si avvicinerà sempre più allo scalino più basso della catena». Ci sono decine di bonus pubblici – ha aggiunto Salvini – noi ne abbiamo contati circa 50, elargiti da Comuni, Province, Regioni, Inps e altri enti statali che finiscono sempre nelle solite tasche. L’intero ceto medio, le famiglie e i pensionati sono esclusi dalla stragrande maggioranza dei contributi pubblici».
Come dargli torto? Del resto, lo stesso titolare di Via XX Settembre aveva parlato della necessità di un «inventario delle misure adottate e di come incidono perché c’è il rischio di duplicare misure su alcune classi di reddito e di escluderne altre».
Tra le misure annunciate, intanto, oltre all’aumento della soglia della flat tax per le partite Iva da 85mila a 100mila euro, altra ipotesi è quella di alleggerire l’imposta sui redditi per il ceto medio, intervenendo sul secondo scaglione. L’aliquota del 33% potrebbe essere estesa fino a quota 60mila euro ampliando la platea dei beneficiari. Sul tavolo anche una flat tax del 5% destinata agli aumenti di stipendio per i giovani.





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