Tara Toana Svezia

Le recenti elezioni in Svezia continuano a tenere banco nell’intero panorama delle socialdemocrazie europee e non solo. Come vi abbiamo documentato nei giorni del voto, si è trasformato in realtà il pericolo – da molti ventilato – che a decidere il destino politico della Svezia fosse una maggioranza islamica di prima o di seconda generazione. Le rilevazioni successive al voto parlano chiaro: la sinistra ha vinto con un margine di appena 30.000 voti, sostenuta da un elettorato di 400.000 immigrati musulmani, il 98% dei quali l’ha votata.

Guardando però più da vicino questo genere di elettorato emerge la figura di Tara Toana, curda, diventata la candidata numero uno del Partito Socialdemocratico svedese per il Consiglio regionale di Stoccolma. La sua figura, emblema della trasformazione etnica che è in atto nella vecchia Europa, viene ovviamente esaltata dall’organo di stampa Kurdistan24.

 «Toana – si legge – segna un traguardo significativo per la rappresentanza politica curda in Scandinavia, mentre la diaspora curda in Svezia svolge un ruolo sempre più visibile nella vita democratica del paese». Con la prima posizione in lista, il seggio sarebbe praticamente assicurato per Tara Toana che – non va dimenticato – ricopre anche la carica di presidente dell’organizzazione delle donne socialdemocratiche nella capitale svedese.

Ad accreditarne la figura era stata la stessa leader dei socialdemocratici svedesi, Magdalena Andersson, che oggi torna a guidare il governo. In un’intervista esclusiva con Awara Hawrami, corrispondente di Kurdistan24 per la Svezia, Andersson aveva affermato che esiste una relazione lunga, profonda e storicamente cordiale tra la Svezia e la Regione del Kurdistan. La neo premier aveva inoltre invitato i curdi svedesi a sostenere i socialdemocratici, sia come membri che come elettori, «per formare un governo che offra opportunità di lavoro, buone scuole, un sistema sanitario e uguaglianza per tutti, senza che il reddito personale rappresenti un ostacolo».

«Andersson – si legge ancora sull’agenzia curda – ha anche lanciato un avvertimento riguardo all’alternativa, affermando che la Svezia ha bisogno di un governo socialdemocratico piuttosto che dei Democratici Svedesi, il partito di destra, perché i socialdemocratici vogliono che i servizi pubblici siano accessibili a tutti senza discriminazioni».

I curdi svedesi, presenti nel paese dagli anni ’70, sono passati progressivamente dall’attivismo comunitario alla partecipazione politica di primo piano, coinvolgendo diversi partiti e livelli di governo. «Per la Regione del Kurdistan e le sue comunità della diaspora – conclude l’articolo di Kurdistan24 –  la candidatura di Toana rappresenta una forma di soft power che estende l’influenza della Regione fino al cuore della vita politica scandinava».

Renato d’Andria

«Il caso di Tara Toana – osserva Renato d’Andria – esponente politico curdo che si candida a guidare istituzioni di primo piano in Svezia, è solo uno dei tanti episodi che vedono i cittadini di un’importante nazione europea passare in secondo piano rispetto alle ex minoranze etniche, oggi diventate maggioranze». «Senza nulla togliere ai meriti politici di Toana – aggiunge l’ex segretario Psdi – credo che la sua leadership all’interno della Socialdemocrazia svedese sia il risultato di politiche d’integrazione all’insegna della deregulation, che proprio le forze politiche eredi della grande lezione di Olof Palme avrebbero invece dovuto regolamentare, nell’interesse di tutti».

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