
Si continua a parlare del discorso pronunciato da Ursula von der Leyen sullo stato dell’Unione. Come abbiamo documentato ieri, fra i punti più controversi c’è l’invito rivolto dalla presidente della Commissione al Canada di entrare a far parte di un’inedita partnership con l’Unione, proprio mentre il premier canadese Mark Carney era insolitamente presente nell’aula di Bruxelles.
La proposta non è andata giù al presidente americano Donald Trump, il quale infatti ha dichiarato che l’eventuale decisione dell’UE di ammettere il Canada come membro associato potrebbe costituire un «atto ostile», minacciando di reagire alla proposta con l’introduzione di nuovi dazi doganali contro il blocco. Il capo della Casa Bianca ha definito «ridicola» l’ipotesi di un ingresso del Canada nell’UE e ha descritto il vicino Stato americano come un «partner commerciale terribile». Trump tuttavia ha lasciato aperto uno spiraglio: «Se l’intenzione è buona, va bene. Se è cattiva, applicheremo dazi molto pesanti sull’Europa», ha detto, ipotizzando anche che Washington potrebbe interrompere gli scambi con l’Europa in alcuni settori. Ma erano stati proprio i dazi imposti da Trump e le sue ripetute dichiarazioni sulla possibilità di fare del Canada il 51º stato ad aver incrinato i rapporti tra i due vicini Paesi nordamericani.
Solo mercoledì scorso Trump ha firmato un memorandum che ordina al governo statunitense di escludere i prodotti canadesi dal sistema di approvvigionamento federale. Secondo la Casa Bianca, si tratta di una ritorsione contro la politica “Buy Canadian” del governo di Ottawa, che privilegia i beni di produzione nazionale.
La Casa Bianca ha definito quella politica ingiusta e, in una nota esplicativa del memorandum, ha affermato che «il presidente Trump sta intervenendo per chiamare il Canada a rispondere del suo continuo trattamento irragionevole e discriminatorio delle merci statunitensi, che ha gravato e penalizzato gli americani che lavorano duramente».
Un contesto del quale avrebbe approfittato von der Leyen per lanciare la sua proposta. Nel suo discorso annuale sullo stato dell’Unione europea di mercoledì, la presidente aveva presentato questo rafforzamento dei rapporti come fondato non solo sul commercio, ma anche su valori democratici condivisi: «Soprattutto, caro Mark, Europa e Canada credono nella democrazia».
Von der Leyen ha dichiarato che il partenariato ampliato riguarderà la manifattura avanzata, la tecnologia, la produzione per la difesa, l’Artico, l’energia, le materie prime critiche, le batterie, l’intelligenza artificiale, il calcolo quantistico, la cybersicurezza e la sicurezza economica. «Questo è un partenariato non contro qualcun altro, ma a favore della nostra forza comune – ha detto – vogliamo portare il rapporto con il Canada al livello più alto possibile».
Qualche paletto a tanto entusiasmo lo ha poi posto lo stesso Carney. Nel suo intervento davanti al Parlamento europeo il premier canadese ha accolto positivamente la proposta, citando i sondaggi secondo cui un’ampia maggioranza dei cittadini del suo Paese è favorevole a legami molto più stretti con Bruxelles. Ma allo stesso tempo ha chiarito fin dove Ottawa è disposta a spingersi. «Il Canada non è nelle condizioni, né intende diventare un membro a pieno titolo dell’Unione europea – ha dichiarato – Si tratta quindi di un quadro diverso. Un quadro adatto a un Paese che condivide legami profondi con l’Europa».





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