
Mentre mi accingo a scrivere questo editoriale della domenica, arriva la notizia che Donald Trump stanotte è tornato precipitosamente alla Casa Bianca da Camp David (foto) con un giorno di anticipo su quanto previsto. Rimbalzano sulle agenzie news allarmanti, come quella secondo cui il dipartimento di Stato americano avrebbe diffuso stanotte avvisi di sicurezza ai cittadini statunitensi che si trovano all’estero, alzando il livello di allerta da medio a massimo. Alla base ci sarebbe la notizia pubblicata dal Wall Street Journal secondo cui l’Iran avrebbe ufficialmente interrotto le comunicazioni dirette con gli Stati Uniti, dopo il post in cui il presidente Trump comunicava che “un’intera civiltà morirà stanotte”.
Ma l’apprensione cresce in particolare per il fronte russo-ucraino, dopo l’attacco di droni intorno a Mosca e, soprattutto, dopo gli annunci di Emmanuel Macron, che già nei giorni scorsi, dopo un consiglio di massima sicurezza con i capi dell’intelligence, aveva avvertito la popolazione sul possibile attacco di Mosca alle capitali europee.
Ha parlato chiaro, in tal senso, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, mentre diversi paesi – oltre alla Francia, anche la Polonia nelle ultime ore – accendevano i riflettori sui rischi legati a un quadro internazionale sempre più teso. Il premier polacco Donald Tusk nella giornata di venerdì aveva detto che Mosca potrebbe lanciare droni o missili nel territorio di un paese Nato nei prossimi mesi, nell’ambito di una provocazione studiata per testare l’alleanza e dimostrare che l’articolo 5 – che prevede la difesa collettiva in caso di aggressione a un membro dell’alleanza – abbia un peso puramente teorico.
«La Nato è pronta a rispondere a una potenziale escalation provocata dalla Russia sul fianco orientale dell’alleanza», ha dichiarato Cavo Dragone durante il meeting dei vertici militari dei 32 paesi a Copenaghen. «L’alleanza è pronta, la struttura è pronta. I soldati e le armi sono pronti», riferisce Politico. «Questa alleanza ha 77 anni e si è adattata all’evoluzione della minaccia. In caso di attacco, posso dirvi che oggi loro hanno molto di più da perdere che da guadagnare, questo è certo, ed è deterrenza».
La Nato, afferma l’ammiraglio, continua a lavorare per incrementare le forze a disposizione in termini di numeri e di efficienza. «Gli alleati – ha chiarito Cavo Dragone – sono pronti in caso di escalation. Il comportamento sconsiderato della Russia nelle ultime settimane e negli ultimi mesi continua a mettere alla prova la determinazione degli alleati, la linea seguita da Mosca mira a minare la fiducia e a indebolire la nostra unità, ma voglio essere chiaro: questi tentativi non ci stanno dividendo. Stanno affinando i nostri strumenti, rendendoci molto più uniti e determinati».
Non è dato sapere, al momento, se vi sia ancora spazio per la diplomazia, visto che ogni tentativo di fermare questa escalation sembra sparito dai radar. Eppure, come tante volte chiesto anche dal Santo Padre, doveva essere questa la strada da seguire, fin dal primo momento. Fa bene l’Italia a mantenere una posizione vigile ma defilata, come confermato qualche giorno fa dalla premier Giorgia Meloni nella sua visita istituzionale a Oslo. Ciò non toglie che proprio il nostro Paese, atlantista e pacifico per vocazione, potrebbe farsi capofila di iniziative diplomatiche in grado di scongiurare il pericolo incombente sull’Europa. Siamo fiduciosi che, se si apriranno spiragli in tal senso, l’Italia saprà farlo.
Renato d’Andria





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