
Fa ancora discutere la proposta del governo di mettere un tetto alla presenza di scolari stranieri nelle classi, ma i numeri che arrivano da tutta Europa, e non solo dall’Italia, dimostrano quanto questa sia una scelta opportuna. A Vienna, secondo quanto pubblica l’agenzia di stampa indipendente Visegrad 24, I bambini musulmani sono attualmente il più grande gruppo religioso nelle scuole pubbliche obbligatorie. Nell’anno scolastico 2025-26 rappresentavano infatti circa il 42% degli studenti, a fronte di una quota minoritaria dei cattolici. «Nelle scuole medie di Vienna – viene aggiunto – i musulmani rappresentano il 46% degli alunni, rispetto al 35% che sono cristiani e al 17% senza affiliazione religiosa».
Sulla situazione in Italia più che eloquente è quanto pubblica oggi La Stampa, intervistando il maestro Guido Barilla, che insegna all’istituto comprensivo Gabelli, alla Barriera di Milano. «Nella mia nuova classe di prima elementare – dice Gabelli – c’è una sola bambina con entrambi i genitori italiani. Tre o quattro bimbi non parlano neanche una parola di italiano, mentre gli altri 12 arrivano da famiglie miste o con background migratorio. Eppure, nel nostro quartiere il 50 per cento degli abitanti ha cittadinanza italiana».
Infatti alla Barriera di Milano, precisa il quotidiano torinese, metà degli abitanti è italiano. Perché allora in quella scuola il 97% dei bambini non è italiano? la spiegazione arriva dallo stesso maestro. «È il problema del “white flight”, cioè il fenomeno per cui le famiglie “bianche” tendono a evitare di iscrivere i propri figli nelle scuole di quartiere, laddove la presenza di famiglie con background migratorio è più forte. Non sa quanti ragazzi vedo la mattina passare davanti al nostro istituto con la cartella, e camminare verso le private o più lontani dal quartiere».
Del fenomeno cominciano a prendere atto anche alcuni esponenti musulmani di più larghe vedute. Come Amijad Taha, analista geopolitico. «Paesi a maggioranza musulmana come l’Egitto e la Tunisia hanno imposto restrizioni sul fatto che i bambini possano coprirsi il volto nelle scuole. Allora perché, se in una scuola italiana si richiede che un insegnante possa vedere il volto di uno studente, questo dovrebbe improvvisamente essere considerato ostilità verso l’Islam?». «Non potete pretendere – incalza, rivolto alla sinistra italiana – che il vostro Paese sia più permissivo sul piano religioso degli stessi Paesi musulmani». «Proteggere le vostre scuole non è “islamofobia”, contrastare l’estremismo islamista non è “islamofobia”. I Fratelli Musulmani – conclude Taha – hanno creato il termine “islamofobia” per impedire alla vostra democrazia di criticare gli islamisti radicali e per indurvi a chiamare un terrorista “attivista”».
Ciò precisato, resta comunque da tenere a mente la risposta di un cardinale austriaco. Interrogato di recente se fosse preoccupato che l’Islam fosse diventato la religione più grande tra gli scolari di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna fino al 2025, ha risposto: «Chi ha i bambini, ha il futuro. Questa è la mia semplice risposta.»





Rispondi