
120mila dipendenti. Stipendi da 80mila a 500mila euro l’anno. Sussidi annuali per Cuba da mezzo milione di dollari l’anno, zero per Ucraina, zero per Venezuela ed altri Paesi in difficoltà estrema.
Molti hanno colto l’Assemblea generale delle Nazioni unite, tenutasi due giorni fa a New York, per un regolamento di conti con un ente definito ormai inutile e dannoso. A metterci il carico sono stati il discorso e soprattutto le scelte del presidente uscente, Antonio Guterres. Cominciando dalla decisione, presa nel 2022, di nominare l’Iran a presiedere il “Comitato ONU per la protezione e i diritti delle donne, i diritti umani e la prevenzione del terrorismo”. Scelta appoggiata da Regno Unito, Spagna e Francia, che suonò come un autentico pugno nello stomaco per i milioni di pacifisti nel mondo pronti a sfilare contro l’assassinio dei manifestanti contro il feroce regime teocratico degli Ayatollah.
Durissimo, in Italia, il commento al discorso di Guterres pubblicato sul Foglio dal direttore Claudio Cerasa. «Il discorso di Guterres – sintetizza l’ambasciatore ed oggi senatore di Fratelli d’Italia, Giulio Terzi – è un perfetto, spaventoso manifesto di sottomissione del modello Onu all’islamismo radicale». Infatti, «Il segretario generale delle Nazioni Unite ha dimenticato gli houthi, ha rimosso l’Iran, ha minimizzato Hamas, ha demonizzato Israele perché l’algoritmo dell’Onu, quando si occupa dei conflitti del mondo, riesce a funzionare bene se sceglie di non disturbare le ideologie estremiste».
Chi ha avuto il coraggio di affermare chiaro e tondo tutto questo e molto altro, intervenendo in assemblea, è stato il presidente argentino Javier Milei (in apertura il suo intervento). «78 anni fa – da detto – questa casa dichiarò che tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti, nobili parole il cui spirito condivido pienamente. E a tal fine si impegnò a far rispettare il diritto internazionale, a difendere la sovranità delle nazioni e a offrire un forum in cui i conflitti si risolvessero attraverso la cooperazione, invece che essere risolti all’istante con le armi. Questo era lo scopo originario, il contratto che abbiamo firmato tutti. Ma oggi, purtroppo, è il momento di riconoscere che quel patto sacro nei fatti è stato spezzato. Vale a dire, si è trasformata in un’organizzazione inutile che serve solo ad alimentare una casta di parassiti fatalmente arroganti, travestiti da burocrati benintenzionati».
Poi l’affondo contro il governo di Pedro Sànchez. «Noi non abbiamo i problemi che ha il mondo libero… Non dobbiamo affrontare invasioni massive provenienti da Stati falliti, né siamo vicini a zone di conflitti. La Spagna è un caso emblematico: un paese con tanto da offrire, sottomesso ad un regime socialista che lo sta distruggendo». «La situazione che si vive a Ceuta – ha incalzato Milei – ne è testimonianza: un governo che ha tradito il suo popolo, aprendo la porta agli invasori che lo stanno trasformando in caos e violenza (…) Gli invasori fanno quello che vogliono, rubano, uccidono e violentano, mentre gli spagnoli sono sempre più sorvegliati e obbligati a pagare più tasse per sostenere questa situazione. Tutto perché Pedro Sánchez ottenga i voti per restare incollato al potere».





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