Lui si chiama Mohamed Abdukardir Ali (qui in foto), somalo, è appena entrato nel Parlamento svedese con i voti della sinistra. La deputata al Parlamento Europeo Ewa Zajaczowska-Henrik, polacca, giornalista di orientamento liberale, ne fa una descrizione da brividi. E ci dà alcune interessanti notizie su di lui, spiegando che potrebbe essere proprio la sua elezione a produrre un effetto boomerang: la ripetizione del voto in Svezia.

«Mohamed Abdukardir Ali scrive la deputata – si è candidato alle elezioni per il parlamento locale e inaspettatamente ha ottenuto un seggio dal 9° posto della lista. Il problema è che la procura svedese ha appena avviato un’indagine per frode elettorale, perché Mohamed girava per il distretto con schede elettorali già segnate, pagava altri svedesi somali per i voti e addirittura li accompagnava apposta al seggio».

Non basta. «Si è scoperto – aggiunge Ewa – che ha ottenuto la cittadinanza svedese a febbraio di quest’anno, cioè circa 7 mesi prima delle elezioni, e non era noto agli attivisti locali. In precedenza, l’Ufficio Immigrazione aveva rifiutato il documento all’immigrato somalo a causa di debiti, inoltre per diversi anni aveva vissuto con il membro di una gang condannato più volte. Ha fatto ricorso e alla fine ha ottenuto i documenti».

«Tutta questa farsa – viene quindi aggiunto dalla europarlamentare polacca – potrebbe costringere 200 mila residenti di Dalarna, dove è avvenuta la frode, a votare di nuovo e a scegliere ancora una volta 11 rappresentanti per il parlamento. E questo a sua volta potrebbe influenzare il risultato finale delle elezioni, perché i partiti di sinistra hanno vinto su quelli di destra con una differenza di appena 3 seggi».

Se non fosse ancora finita, «l’indagine coinvolge anche il compare di Mohamed, Ahmed Abas Omar, che a sua volta è entrato nel consiglio comunale di Borlänge, anch’egli per la sinistra. Hanno condotto la campagna insieme, e lo stesso Omar era stato condannato 4 volte in precedenza per reati legati alla droga».

Alla luce di tutto questo, Zajaczowska-Henrik rivolge un appello al governo del suo Paese: «In Polonia dobbiamo essere saggi prima del danno, non elargiamo cittadinanza agli immigrati e introduciamo norme che permettano di revocarla»

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