
In una Svezia ampiamente islamizzata, come vi abbiamo documentato in precedenti articoli, la leader Magdalena Andersson, che si definisce socialdemocratica, non è riuscita a formare un governo. Come ricorderete, grazie al voto in massa della popolazione musulmana il centrosinistra guidato dalla Andersson aveva ottenuto la vittoria alle elezioni politiche, ma solo con tre seggi in più del centrodestra. Il blocco progressista, che aveva ottenuto la risicata maggioranza, è formato da Socialdemocratici, Partito della Sinistra (V), Verdi (MP) e Partito di Centro.
Meno di un mese dopo Andersson ha dovuto gettare la spugna. «Alla luce delle discussioni che ho avuto, posso concludere che, allo stato attuale delle cose, non mi è possibile formare un governo», ha detto in conferenza stampa. Le trattative si sono arenate sulle divisioni tra le forze del suo potenziale schieramento, in particolare tra Centro e Sinistra.
Ora il presidente del Parlamento affiderà l’incarico a un altro leader di partito, forse il premier conservatore uscente Ulf Kristersson, ma è difficile che anche a lui riesca di mettere insieme una maggioranza solida.

Intanto, in una situazione politica dominata dal caos, a dare il segno sulla islamizzazione estrema della Svezia arrivano due notizie. La prima è l’ingresso nel Parlamento svedese di cinque neo deputati somali, li vedete nella foto.
La seconda è che, dopo l’Inghilterra, anche in Svezia è stato istituito il primo tribunale destinato agli islamici: si tratta di una struttura privata di arbitrato, in cui viene applicata la sharia per dirimere questioni finanziarie e familiari. A fondare questo tribunale è stato Mattias Walving-Lundberg, ex portavoce dei Verdi.





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