
Esploriamo questa settimana alcune tra le principali forze socialdemocratiche in America Latina, scoprendone una sorprendente vitalità. E cominciamo con il Messico, dove spicca la figura di Augustìn Basave (foto sopra), nome completo Agustín Francisco de Asis Basave Benítez, con i cognomi di padre e madre, come si usa in terra messicana. Classe 1958, nato a Monterrey, Basave è stato presidente del PRD, il Partito della Rivoluzione Democratica, forza politica di dichiarata ispirazione socialdemocratica. In tale veste è stato eletto al Parlamento messicano. Docente universitario di tecnologie informatiche, anche ora che ha dismesso le cariche pubbliche Augustin Basave resta uno dei pensatori politici più importanti del continente latino americano.
Qualche tempo fa, partecipando a un tavolo di confronto fra politici spagnoli e messicani presso l’Universidad de Guadalajara, Basave ha analizzato la situazione dei governi in Centro America nel loro complesso, riaffermando la centralità della Social Democrazia.
«Stiamo vivendo nell’era della rabbia – ha detto – una fase caratterizzata da popolazioni che prendono decisioni basandosi sulle emozioni piuttosto che sulla ragione, il che è antitetico allo sviluppo della socialdemocrazia». «Vediamo leader populisti che eludono le proposte sensate della socialdemocrazia che, a mio parere, è la direzione in cui il mondo dovrebbe andare in questa fase post-neoliberale», ha aggiunto. Esaminando poi il contesto politico messicano, Basave ha spiegato che nel suo Paese «non c’è mai stato un governo, un partito o un regime dominante pienamente consolidato che si identifichi con la socialdemocrazia». Inoltre, «sebbene esistano diverse correnti politiche che condividono affinità con il modello socialdemocratico, nel paese non si è assistito, dalla Rivoluzione messicana in poi, a un movimento che si sia impegnato per imporre l’uguaglianza in tutti i sensi e che continui a ricercare nuovi diritti per i cittadini». «Una delle più grandi sfide – ha quindi detto Basave – consiste nel recuperare politiche statali efficaci che diano priorità al benessere della società e rafforzino le relazioni con le altre nazioni che condividono gli stessi ideali». «Questa – ha concluso – è una delle enormi sfide che dobbiamo affrontare nella ricostruzione del nostro sistema partitico, che oggi non esiste più, e sarebbe certamente molto positivo cercare di promuovere i diritti delle persone».

«Trovo assolutamente illuminante – osserva Renato d’Andria – la ricognizione dell’Osservatorio di questa settimana sulle socialdemocrazie del Sud America, assai poco conosciute in Italia e nel resto d’Europa. Ricordo anche, a sottolinearne la rilevanza, che quel tavolo all’Universidad de Guadalajara era stato organizzato proprio come un confronto aperto sul tema “Il valore e la rilevanza della socialdemocrazia iberoamericana”, nell’ambito dell’Incontro tra governo e società civile sulle “condizioni che oggi complicano l’applicazione di un sistema incentrato sulla socialdemocrazia”. Significa – conclude d’Andria – che anche nel continente in cui i regimi populisti ed autoritari dominano la scena, i fermenti della social democrazia sono più vivi che mai. E questo è sicuramente un buon segno».





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