In un panorama politico sempre più confuso, popolato di nuove, inedite formazioni, come quello che vedrà l’Italia al voto nel 2027, torna in campo l’esigenza di quel messaggio di pace, libertà e giustizia sociale che è proprio delle autentiche Social Democrazie. Domenica scorsa nel suo Editoriale il direttore dell’Umanità, Renato d’Andria, ha dato la notizia che il Partito Socialista Democratico Italiano si accinge a tornare nell’agone politico, «per offrire al Paese il suo patrimonio di storia, di democrazia, di equilibrio». Il primo passo è stata l’assemblea del 23 settembre, che ha convocato la reunion di novembre «in cui chiameremo a raccolta le tante anime, i gruppi, le persone che in questi anni non hanno mai smesso di identificarsi nello storico simbolo del Partito», nel tentativo di «intraprendere un percorso comune per il bene dell’Italia, nella complessa situazione geopolitica internazionale».

Nello stesso Editoriale d’Andria ha fatto riferimento anche al convegno celebrativo di un Padre nobile della Social Democrazia, Giuseppe Saragat, per iniziativa della Fondazione che porta con orgoglio il suo nome.

«La modernità del pensiero e delle azioni di Saragat – spiega Umberto Costi, presidente della Fondazione Giuseppe Saragat – è tale da richiedere un impegno che non può fermarsi alla memoria». Diversi ed articolati i progetti in cantiere annunciati da Costi, che dovranno essere attuati entro il 2030. A cominciare dalla trasformazione della Fondazione «in un think tank operativo di area socialdemocratica, capace di incidere sul dibattito pubblico e di formare una nuova classe dirigente fondata su antifascismo, atlantismo ed europeismo federalista», scrive Aldo Torchiaro sul Riformista. Tra gli altri obiettivi, «un Centro Studi Italiano, una scuola nazionale di formazione politica, per la quale è già in corso la formazione del comitato scientifico, e un osservatorio permanente». Sul piano organizzativo, il progetto prevede «reti territoriali, le antenne Saragat, e una piattaforma multimediale con l’archivio storico completo». Inoltre, «sul fronte della promozione pubblica sono previste una Giornata Nazionale l’11 giugno all’Altare della Patria e la biennale internazionale Saragat Europe Forum, con la partecipazione di leader socialdemocratici europei.

«Bisogna rilanciare il superamento dei limiti dell’attuale integrazione europea e affrontare le trasformazioni degli equilibri mondiali. La strada – spiega Costi – fu tracciata già da Giuseppe Saragat che fu decisivo per la collocazione atlantica dell’Italia. Ma il suo progetto non è concluso. Libertà, giustizia sociale, solidarietà internazionale sono ancora obiettivi da raggiungere in un’Italia che li ha smarriti. Questi temi devono essere riproposti con forza. La socialdemocrazia richiede libertà individuale e senza reale democrazia, la libertà è privilegio di pochi. Per questo – conclude Costi – gli Stati Uniti d’Europa sono un progetto politico necessario».

Un progetto, quello degli Stati Uniti d’Europa, sul quale insiste da tempo Renato d’Andria con la sua Fondazione Gaetano Salvemini. I punti di contatto tra le due Fondazioni, nel segno di Saragat, sono tanti. E questo giornale darà conto ai lettori, in progress, di tutte le convergenze che saranno realizzate e sullo stato di avanzamento dei progetti comuni.

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