
Rigorosa, impeccabile, giusta. Tre aggettivi possono descrivere l’intervento del procuratore generale di Milano, la dottoressa Francesca Nanni, ieri pomeriggio con Matteo Renzi sul palco della Leopolda. Rispondendo alle numerose domande del pubblico, l’alto magistrato ha saputo coniugare rispetto assoluto per la legge e semplicità, qualità rare, che si ritrovano solo quando esiste una grandezza di fondo.
Per chi non avesse seguito la diretta, trasmessa solo sui social, riprendo alcune delle dichiarazioni più significative emerse nell’incontro pubblico di ieri fra la dottoressa Nanni e il leader di Italia Viva.
Molto si è insistito, anche per le domande dei numerosi studenti di giurisprudenza o neo laureati presenti in sala, sui rapporti fra magistratura e giornalismo. Addirittura un giovane partenopeo ha parlato della necessaria “separazione delle carriere” fra la magistratura e un certo tipo di cronisti. Sul punto la procuratrice è stata netta. Una cosa è fare cronaca giudiziaria, ha detto, altra cosa è allestire tribunali mediatici paralleli, che possono ledere i diritti delle persone ed orientare l’opinione pubblica in una direzione piuttosto che in un’altra, col risultato che tra i cittadini spesso cala il senso di fiducia nelle istituzioni e nella giustizia.
Sollecitata ancora sul tema dello scambio di informazioni tra Procure e giornali, Francesca Nanni ha poi precisato che è la legge sulla presunzione d’innocenza ad imporre alle Procure di comunicare solo in via istituzionale, attraverso comunicati e conferenze stampa. Violare questa legge, ha poi precisato, significa commettere un illecito disciplinare tutt’altro che lieve e, se ciò avviene, il procuratore generale è tenuto ad aprire un procedimento disciplinare.
Altro punto caldo della sua riflessione è stato il tema spinoso del sovraffollamento carcerario. All’inizio della mia carriera ho avuto la fortuna – ha spiegato la dottoressa Nanni – di essere condotta a visitare un carcere, non le sale riunioni, bensì proprio le sezioni. Ecco, ha poi aggiunto, prima di mandare una persona in carcere, tu magistrato devi sapere dove la stai mandando. Ed io credo che questo principio dovrebbe valere per tutti i tirocinanti.
Ho sintetizzato quelli che a me sono sembrati i passaggi più rilevanti di questo lungo ed appassionato intervento, perché raramente i cittadini hanno la possibilità di vedere la Giustizia italiana incarnata in una figura così autorevole, di ascoltare da un magistrato parole altrettanto condivisibili.
La Giustizia in Italia resta un pilastro centrale del vivere democratico. Perciò bene ha fatto Matteo Renzi, nell’ambito di una Leopolda 2026 intitolata “Riprenderci Itaca”, ad invitare la procuratrice generale di Milano, famosa anche per essere il magistrato che, con un coraggioso processo di revisione, ha liberato Beniamino Zuncheddu dopo 33 anni di carcere ingiusto.
Di questo e di tutto ciò che fa nel condurre il suo lavoro, noi le siamo grati. E condividiamo le parole con cui Renzi ha concluso l’incontro: «potrete trovare sul vostro cammino magistrati discutibili o bravissimi, e qui alla Leopolda come sapete ne abbiamo criticati tanti. La stessa cosa vale per gli avvocati, o per i parlamentari. Ma a fare la differenza sono le persone. Perciò, quando affrontate il tema della Giustizia, ricordatevi che esistono magistrati straordinari come la dottoressa Francesca Nanni».
Renato d’Andria





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