
Intorno alle 13 di oggi sapremo se la nuova legge elettorale, lo Stabilicum anche detto Melonellum, fortemente voluto dalla premier Giorgia Meloni, supererà l’ultimo scoglio: il voto segreto a Montecitorio. Il rischio dei franchi tiratori è sempre dietro l’angolo, pur dopo le due fiducie incassate ieri in Senato: 228 voti favorevoli, 144 contrari e tre astensioni per l’articolo 3, relativo alla ridefinizione di alcuni collegi in Alto Adige. Via libera anche all’articolo 8, che introduce il voto fuori sede per chi ha comprovate ragioni di studio, lavoro o salute e per i caregiver familiari. Respinti in blocco gli Odg dei vannacciani di Futuro Nazionale su preferenze e parità di genere. E se nella maggioranza qualcuno, oggi, dovesse cercare di fare qualche scherzo, Meloni ha già avvertito: in caso di bocciatura nel segreto dell’urna si va subito ad elezioni anticipate. Il che non conviene a molti, visto che la pensione, per gli attuali deputati e senatori di prima legislatura, non scatterà prima di aprile 2027. Di sicuro Fratelli d’Italia ha precettato tutti i suoi e per stamattina è atteso il sold out in aula.
L’opposizione intanto annuncia i ricorsi alla Consulta dopo l’approvazione della legge ed è già in calendario una conferenza stampa in tal senso per lunedì. I problemi potrebbero nascere dal fatto che la riforma assegna al Senato un premio nazionale di 35 seggi, ma la Costituzione (articolo 57) stabilisce che «Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale». Sostanzialmente, una coalizione vittoriosa a livello nazionale potrebbe ottenere più senatori anche in una regione dove ha perso contro un altro schieramento. Tra i possibili motivi di intervento della Consulta ci sarebbe poi l’obbligo di raccogliere trecentomila firme per le liste prive di un simbolo già presentato alle elezioni, nonché l’assenza di una quota minima del quaranta per cento di donne tra i capilista. Nella maggioranza si starebbe già lavorando, attraverso fitte interlocuzioni, per sanare questi punti in caso di intervento della Corte Costituzionale.
Noi intanto diamo uno sguardo per sommi capi ai principali cambiamenti introdotti dallo Stabilicum. Si comincia con la riforma del Testo unico per l’elezione alla Camera: secondo la riforma, i seggi saranno ripartiti con metodo proporzionale tra liste e coalizioni nei collegi plurinominali.
Secondo punto: il premio di governabilità, che vale 70 seggi ed è assegnato alla lista o coalizione che ottiene più voti a livello nazionale in entrambe le Camere.
Un punto più che mai “caldo” riguarda le soglie per entrare in Parlamento: all’interno delle coalizioni possono entrare nel riparto solo le liste che superano il 3% dei voti validi nazionali.
E’ scontro aperto con le minoranze, in testa i vannacciani, il numero delle firme per presentare le liste elettorali che, per le formazioni politiche non già presenti in Parlamento ammontano ad un numero compreso fra 6.000 e 7.000 sottoscrizioni per collegio plurinominale.





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