
«Una ricercatrice di 28 anni è morta dopo essersi ammalata mentre lavorava presso un istituto specializzato nella ricerca sulla peste a Irkutsk, in Siberia. Secondo alcuni report, la donna avrebbe accidentalmente rotto una provetta contenente Yersinia pestis, il batterio il batterio responsabile della peste». Lo ha scritto in un lungo post Matteo Bassetti, il medico che è stato fra i protagonisti delle cronache al tempo del Covid.
«Ma attenzione – avverte Bassetti – questa ricostruzione non è stata confermata ufficialmente. Le autorità russe hanno parlato di una polmonite di origine sconosciuta e, finora, non hanno confermato un caso di peste. Eppure qualcosa ha fatto scattare l’attenzione internazionale. L’ambasciata degli Stati Uniti in Russia ha pubblicato un’allerta sanitaria relativa alle segnalazioni di una possibile peste polmonare a Irkutsk, alle misure di quarantena e alla chiusura di alcune strutture ospedaliere».
Nel frattempo, gli Stati Uniti raccomandano ai propri cittadini di lasciare la Russia e di non viaggiare nel Paese. «Il fatto che una morte sia avvenuta in un istituto che studia proprio la peste, che siano state adottate misure di quarantena e che le autorità internazionali stiano chiedendo maggiore trasparenza rende la vicenda degna di attenzione».
L’ALLARME CHE ARRIVA DAI CINESI…
A lanciare l’allarme – stranamente… – sono specialmente gli influencer cinesi, proprio loro, che nel 2020 scatenarono la Pandemia mondiale con la fuga del coronavirus dai laboratori di Wuhan. Fatto sta che sono alcuni di loro a scrivere post come quello secondo cui «a Mosca, sta scoppiando la peste! L’ambasciata americana ha emesso un avviso, esortando i cittadini statunitensi a lasciare immediatamente la Russia. Nel frattempo, il numero di attacchi con droni ucraini su Mosca è senza precedenti. Perché Putin rilascia veleni proprio in questo momento? Primo, per le necessità della guerra: poiché le armi nucleari non possono essere usate, si ricorre a batteri e virus; secondo, per salvare i suoi alleati politici: se i batteri si diffondono con successo, circa 20 giorni dopo si spargeranno in tutto il mondo…».
Fonti più autorevoli, in questo caso l’Adn Kronos, fanno sapere che alla Russia «l’Oms ha richiesto ulteriori informazioni per chiarire la causa della grave polmonite» che ha ucciso la 28enne Daria Shipilova, tecnica di laboratorio dell’Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk, in Siberia. E’ dunque la stessa Organizzazione mondiale della sanità a chiedere risposte sul «patogeno che ha reso necessarie le misure di sanità pubblica», ma anche sulle «notizie diffuse dai media riguardanti un secondo dipendente affetto da polmonite di origine sconosciuta». A dichiararlo è stato proprio il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, avvertendo che «una condivisione tempestiva, completa e trasparente delle informazioni, in conformità con il Regolamento sanitario internazionale, è essenziale per chiarire notizie contrastanti e consentire una valutazione accurata dei potenziali rischi per la salute pubblica».
«La peste polmonare – conclude Bassetti – è una forma estremamente grave di peste, causata da Yersinia pestis. Se confermata e non trattata rapidamente, può essere letale. La buona notizia è che può essere curata con antibiotici se la terapia viene iniziata tempestivamente». Ma «In situazioni del genere, il tempo è fondamentale. La grande domanda è capire cosa abbia realmente causato la morte della ricercatrice e se esistano altri casi».





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