Mentre la crisi economica morde i Paesi dell’Unione, con gravi ripercussioni sulle condizioni delle fasce più deboli, l’Europa non solo tentenna sulle richieste di flessibilità avanzate anche dall’Italia, ma ora propone addirittura nuove tasse.

Il  presidente del Consiglio europeo António Costa (foto sopra) è alla ricerca di nuove imposte a livello UE per finanziare il prossimo bilancio pluriennale del blocco, dopo che il vertice della scorsa settimana ha lasciato i leader bloccati su quanto sono disposti a pagare. E se i governi nazionali comprensibilmente esitano ad aumentare i loro contributi, Costa risponde cercando di raccogliere risorse direttamente per Bruxelles, dalle tasse sulle grandi imprese e sui servizi digitali ai prelievi su tabacco, emissioni di carbonio e gioco d’azzardo online. «Dobbiamo mantenere i contributi nazionali a un livello ragionevole preservando al tempo stesso la nostra ambizione e i mezzi per realizzare le nostre priorità comuni. Perché ciò sia possibile, è fondamentale consolidare il lavoro sulle nuove risorse proprie», ha dichiarato Costa in conferenza stampa dopo il Consiglio europeo della scorsa settimana.

Secondo Costa, le tasse a livello UE sono indispensabili per far quadrare i conti, tra bilanci nazionali sotto pressione e le nuove priorità del blocco. Durante il suo tour delle capitali europee, ha ribadito infatti che le nuove fonti di entrata dell’UE – che Bruxelles chiama risorse proprie – sono essenziali per conciliare finanze nazionali sotto stress con le crescenti ambizioni di spesa del blocco.

Una proposta prevede di destinare al bilancio dell’UE il 30% dei ricavi del sistema di scambio di quote di emissione (ETS), che fa pagare ai grandi inquinatori il costo delle loro emissioni di carbonio. Proprio quella famigerata ETS, contestata dall’Italia, che sta mettendo in ginocchio la grande industria manifatturiera europea.

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