
Aveva aperto il cuore ad una nuova speranza di pace la notizia data ieri da numerose agenzie internazionali secondo cui Hamas avrebbe accettato la tregua con Israele. Uno spiraglio di luce nell’orrore di una guerra che ogni giorno miete centinaia di nuove vittime innocenti.
Stamane la doccia fredda. Dopo una giornata di frenetiche trattative di Hamas con i Paesi mediatori (Stati Uniti, Egitto e Qatar), ieri sera la tregua sembrava allontanarsi: «non accetteremo in alcun caso un accordo che non includa esplicitamente lo stop della guerra a Gaza», secondo quanto riporta Al Jazeera hanno dichiarato i rappresentanti di Hamas. Principale ostacolo alla pace, secondo questi ultimi, sarebbe il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu il quale starebbe «cercando un accordo per recuperare i suoi ostaggi senza collegare questo alla fine dell’aggressione». Oggi nuovo giro di incontri, ma le premesse con sembrano annunciare nulla di buono.
La proposta, che resta sul tavolo, prevederebbe una pausa di 40 giorni nell’offensiva di Tel Aviv nella Striscia, accompagnata dal rilascio di prigionieri palestinesi in cambio della liberazione degli ostaggi rapiti durante il tremendo attacco di Hamas del 7 ottobre, che ha dato inizio al conflitto.
Sale intanto la protesta in terra d’Israele: ieri decine migliaia di persone a Tel Aviv ed a Gerusalemme hanno manifestato in favore dell’accordo che è tuttora al centro dei colloqui con Hamas, chiedendo la liberazione degli ostaggi.
Vedremo cosa accadrà oggi, ma il clima resta incandescente.
Appare dunque sempre più evidente all’orizzonte di questa guerra, non meno che sul terreno della martoriata Ucraina (per usare le parole di Papa Francesco), l’urgenza di una nuova “Armonia” fra i popoli, di dialoghi ampi e duraturi in grado di favorire processi di pacificazione dentro e fuori i confini nazionali dei popoli.
Con la Fondazione Gaetano Salvemini siamo già al lavoro per dar vita ad un vasto movimento denominato appunto “Armonia”, che si prefiggerà esattamente questi scopi. Ne faranno parte rappresentanti dei Capi di Stato dei Paesi dove divampano i conflitti, ambasciatori e, in generale, portatori di pace, compresi esponenti del cattolicesimo.
E’ ancora presto per poter dire di più sul nuovo Movimento, presto per poter offrire concrete speranze di riuscita. Ma non è troppo presto per affermare che solo attraverso azioni ad ampio raggio sugli scacchieri internazionali, capaci di coinvolgere i popoli, prim’ancora di chi li governa, sarà possibile intravedere processi veri di pacificazione. Non in nome di astratti ideali, bensì attraverso pianificazioni intelligenti delle risorse umane, morali e materiali di ciascuno Stato, tenendo conto delle effettive esigenze economiche e sociali delle relative popolazioni.
Bisognerà offrire soluzioni concrete, ma anche essere pronti a rinunciare a qualcosa, ciascuno per la propria parte, in cambio della salvezza di vite umane innocenti e di forme innovative di sostegni economici. Non è tardi per cominciare a lavorarci ed è quello che stiamo già facendo.
Renato d’Andria
Presidente Fondazione Gaetano Salvemini




