
In attesa di ufficializzare la lista dei ministri, che sarebbe quasi pronta, il neo premier Peter Magyar ha già dato l’ultimatum ai vertici della giustizia ungherese: o si dimettono entro il 31 maggio, oppure provvederà lui stesso a dar loro il benservito, grazie alla maggioranza che possiede in Parlamento. Uno spoil system non proprio ortodosso, che riguarda fra gli altri il capo della Procura generale, i presidenti della Corte costituzionale, della Corte suprema e dell’Ufficio nazionale della magistratura, tutti nominati in precedenza da Orbán. Perché l’Ungheria è uno dei numerosi Paesi europei in cui spetta al primo ministro la nomina dei vertici in magistratura.
Al repulisti appena iniziato non sfuggirebbe, secondo alcune fonti, nemmeno il presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, esponente del partito Fidesz, definito addirittura dal nuovo primo ministro nei giorni scorsi un «burattino» di Viktor Orbán.
Altro cambio di passo deciso, rispetto al precedente governo, riguarda poi la Corte Penale Internazionale. Magyar ha annunciato che l’Ungheria resterà saldamente a farne parte, differentemente da quanto stabilito dal suo predecessore Victon Orbàn. Ciò significa, tra l’altro, che diventa efficace la decisione della Corte Internazionale di arrestare per crimini di guerra Benjamin Netanyahu, nei confronti del quale la Corte penale internazionale ha emesso un mandato di cattura, qualora mettesse piede sul suolo ungherese.
Il portale di informazione Telex ha riferito che Magyar ha invitato tutti i capi di Stato in vista del 70° anniversario della rivoluzione, il prossimo 23 ottobre. Compreso Netanyahu? Intervistato da Sky News, su questo punto Magyar è stato netto: «Credo che se un Paese è membro della Corte penale internazionale e una persona ricercata dalla Corte entra nel nostro territorio, allora quella persona deve essere arrestata».





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