
Presentata a Bruxelles l’indagine tesa a verificare come i finanziamenti europei per gli aiuti allo sviluppo influiscono effettivamente negli Stati beneficiari. Lo ha realizzato il CeSpi (Centro studi di politica internazionale) su incarico del gruppo parlamentare europeo dei socialisti e dei democratici (S&D), con l’obiettivo di avere dati precisi e “super partes” sugli effetti della spesa europea in questo settore.
Ogni anno l’Ue attraverso la Commissione e la Bei (Banca europea per gli investimenti) finanzia progetti per miliardi di euro in Paesi terzi, con lo scopo di aiutarli nella crescita o nel miglioramento delle condizioni di vita. Povertà, salute, istruzione, parità di genere e transizione verde sono alcuni dei settori in cui l’Ue investe. Per ogni progetto, è previsto un finanziamento che permetta il raggiungimento degli obiettivi previsti. Quello che succede però, è che a volte questi soldi erogati dall’Ue producano risultati non strettamente collegati agli obiettivi per cui sono stati assegnati.
Lo studio, condotto con strumenti innovativi basati anche sull’intelligenza artificiale, ha condotto un’analisi dettagliata in El Salvador, Giordania, Kenya, Nigeria e Senegal. Nonostante i cospicui finanziamenti ricevuti, in relazione a fattori come lo sviluppo umano, la riduzione della povertà e l’uguaglianza di genere, l’analisi rivela una discrepanza tra gli obiettivi dichiarati e le iniziative effettive.
Lo studio del CeSpi mette alla luce come le aree di finanziamento dove si verifica più spesso che la finalità effettiva è diversa da quella programmata sono istruzione e parità di genere. Questo è dovuto al fatto che sono tematiche ampie e prevedono vari tipi di intervento possibile. Per esempio se i soldi dell’Ue stanziati per l’istruzione vengono usati per la costruzione di una scuola il loro impatto diretto è sull’edilizia, meno sull’educazione.
Uno strumento di straordinaria rilevanza, dunque, quello commissionato dal gruppo dei Socialisti & Democratici a Bruxelles, che dovrebbe avere maggiore diffusione, sia sui media, anche in vista delle imminenti elezioni, sia all’interno degli stessi gruppi europarlamentari.





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