«Tante persone soffrono oggi per la giustizia ingiusta, occupiamoci di loro. Diamo il diritto alle persone di avere un processo giusto. Ogni giorno tre cittadini innocenti finiscono in carcere. Il tema è la giustizia giusta che riguarda i cittadini e non noi politici o i magistrati».

E’ partito da qui Matteo Renzi, intervenendo al Teatro Massimo di Palermo al congresso dell’Associazione Nazionale Magistrati.

C’era grande attesa per l’arrivo del leader di Italia Viva, che ha ripercorso brevemente anche le tappe del suo calvario giudiziario, conclusosi con proscioglimenti ed assoluzioni dopo anni di gogna mediatica. «I sistemi tecnologici – ha aggiunto affrontando il tema delle intercettazioni – entrano nella vita con una violenza che esalta il ruolo del giudice. Con le intercettazioni si dà al giudice la possibilità di entrare nella tua vita. A me è successo, con il conto corrente, il telefonino, hanno arrestato i miei genitori, hanno sequestrato il mio materiale. Poi, dopo, si è scoperto che era illegittimo. Vi sembra normale? Chi ha questa responsabilità deve stare attento, deve essere prudente e saggio, e come. Saranno capaci di farlo?». Infine ha sottolineato il rapporto «malato che certi magistrati, certi politici, hanno con alcune redazioni di giornali».

«Sarebbe un bel segnale – ha esordito l’altro relatore molto atteso, il deputato di Azione Enrico Costa – se l’Anm prendesse le distanze da quei magistrati che descrivono le proposte garantiste come assist alla criminalità. Il diritto di difesa, la presunzione di innocenza, il giusto processo sono principi costituzionali che vanno attuati. Ed è quello che facciamo ogni giorno con le nostre proposte». L’ipotesi di separazione delle carriere, che tanto agita la magistratura, secondo Costa è solo un principio che resterà sulla carta: «Sulla separazione delle carriere non vi dovete preoccupare, perché non si farà mai. Il governo non la vuole fare, sono solo effetti speciali. Loro hanno scelto un’altra riforma costituzionale, è quella la priorità. Chiunque conosca i tempi parlamentari, sa che non si farà assolutamente nulla».

L’Editoriale di questa domenica non poteva che riproporre i due capisaldi del garantismo rappresentati ieri da Matteo Renzi ed Enrico Costa. Ma non va dimenticato il ruolo del Guardasigilli Nordio, che con grande equilibrio ha toccato anche il caso Liguria: «Assurdo dire che Toti debba provare la sua innocenza», titola oggi il quotidiano Il Dubbioriportando le parole di Nordio.

Renato d’Andria

Presidente Fondazione Gaetano Salvemini

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