VON DER LEYEN A ROMA: È GIALLO SULL’APPOGGIO DI FORZA ITALIA

Sta diventando un caso la visita a Roma di Ursula Von der Leyen, presidente uscente della Commissione Europea, che ieri ed oggi è nella capitale come tappa del suo tour elettorale europeo. In ballo c’è quella che in quest’ultima legislatura è stata definita la “Maggioranza Ursula”, nata come coalizione centrista e moderata ma poi – a detta di chi oggi la critica aspramente – diventata un centro di potere spostato a sinistra, specie in materie come ambiente, green, alimentazione, auto elettrica e tasse.
Prima di lasciare Roma, la Von der Leyen è attesa in queste ore ad una convention di Forza Italia, quale alto rappresentante di quel Partito Popolare Europeo rappresentato appunto in Italia dal partito guidato da Antonio Tajani. Ma la sua partecipazione è in dubbio. Solo ieri sera ha fatto scalpore la dichiarazione dell’azzurra Licia Ronzulli, vicepresidente del Senato con una lunga esperienza da europarlamentare nelle scorse legislature. «Le elezioni europee sono cruciali per dichiarare ufficialmente chiuso il capitolo della maggioranza Ursula», è stata la secca dichiarazione della senatrice Ronzulli. Che ha aggiunto: «La sua presidenza all’inizio aveva un’altra missione. Invece si è rivelata debole, col fiato corto, strattonata dall’estremismo ideologico».
Fredda, secondo molti osservatori, anche l’accoglienza riservata all’arrivo della Von der Leyen dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nonostante le parole di apprezzamento per la premier italiana pronunciate ieri dalla Von der Leyen nella sua intervista a Che tempo che fa. Tanto che con la Meloni non è previsto alcun incontro, né istituzionale né – per quanto se ne sa – privato. Finita la “luna di miele”, quando i bilaterali fra le due leader si susseguivano uno dopo l’altro, oggi Giorgia Meloni potrebbe essere decisa a sostenere con forza un deciso cambio di maggioranza a Bruxelles, tutto a favore delle forze di centrodestra. Una maggioranza in cui il PPE della Von der Leyen potrebbe in teoria esserci, anche se le voci ufficiali che provengono dai vertici del partito sembrano smentirlo. Del resto, Meloni è presidente di ECR, il gruppo politico del Parlamento europeo creato il 22 giugno 2009 da partiti conservatori di destra.
Secondo altri non sarebbe esclusa l’influenza indiretta di una figura di grande statista come quella di Mario Draghi, con il quale la presidente del Consiglio ha collaborato a lungo e proficuamente dopo il passaggio di consegne a Palazzo Chigi.
«In quanto tecnico super partes – osserva Renato d’Andria – Draghi potrebbe non solo riassestare l’economia dell’UE, restituendole un ruolo di primo piano sugli scenari internazionali, ma sarebbe anche in grado di coagulare forze politiche di diversa estrazione, unendole in un programma concreto e vincente».





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