TORNA LA SUGAR TAX – A RISCHIO MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO

Un emendamento al decreto Superbonus introduce la tassa sulle bevande zuccherate dal prossimo primo luglio. Un balzello fra i più odiati, che sta già sollevando proteste da più parti. A cominciare dal leader di Forza Italia e vicepresidente del consiglio, Antonio Tajani: «Per noi è una sorpresa – sbotta – Non va bene, siamo comunque contrari ad altri aumenti sulle tasse». «La sugar tax – aggiunge – non comporta grandi introiti nelle casse dello Stato, si impone una nuova tassa che rischia di mettere in difficoltà tante aziende agroalimentari che stanno già riducendo l’uso di zucchero». La sugar tax non andava giù nemmeno al ministro dell’Economia Giorgetti, il quale però sembra ormai rassegnato a dare il via libera a un’imposta che non condivide, seppure dimezzata, per tamponare i conti pubblici. Anche perché l’alternativa – si mormora in Via XX Settembre – sarebbe quella di ricorrere alle mancette elettorali».
«Dal prossimo 1° luglio un nuovo balzello, la sugar tax, si appresta ad entrare in vigore– tuona dal canto suo il segretario della Cisl Caserta, Ferdinando Palumbo – una tassa che inizialmente introdotta con la legge finanziaria del 2019, era stata successivamente rinviata».
La misura impatterà sulle bevande zuccherate, le quali per i prossimi due anni saranno tassate di 5 centesimi al litro. E piovono stroncature anche sul versante Confindustria: «la sugar tax aumenterà la fiscalità del 14% su ogni litro di prodotto ed andrà ad impattare sul calo dei volumi del 5%».
«Si rischia un’emorragia occupazionale – rincara la dose Palumbo – soprattutto nelle regioni del meridione d’Italia, dove sono di stanza le major nazionali ed internazionali del settore. Sarà una tassa più simile alle accise sulla benzina ed a quelle sul tabacco, la quale, a differenza di quanto accade per i consorzi di riciclo di vetro, carta e plastica, sarebbe utile soltanto a far cassa e che non cambierebbe di un millimetro le abitudini alimentari della cittadinanza». «A voler essere cauti – è la sua drastica conclusione – nelle sole province di Caserta, Salerno e Catania metterebbe a rischio 500 posti di lavoro».
Notizie dell’ultim’ora parlano di un possibile rinvio al 2025. Staremo a vedere.





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