
Negli ultimi tre mesi la Russia ha trasferito militari professionisti e combattenti in Libia, dove ci sarebbero oggi almeno 1.800 russi dislocati principalmente in Cirenaica e nel Fezzan, nei territori controllati dall’Esercito nazionale libico del generale Haftar. I mercenari del gruppo Wagner avrebbero contribuito a destabilizzare la Libia, utilizzando il Paese come «una piattaforma per destabilizzare la regione del Sahel e il continente africano». Lo riferisce ad Agenzia Nova un portavoce del dipartimento di Stato Usa, indicando dunque un avvicinamento territoriale della brigata Wagner alle coste italiane.
Il ruolo occulto di Mosca nello scacchiere africano non è più un mistero. «Tra hard e soft power – si legge su Il Giornale – il Cremlino negli ultimi anni ha cercato di costruire basi solide nel continente per guadagnarsi degli accessi privilegiati».
In Libia sono state accertate almeno sei società controllate dalla Wagner impegnate attività estrattive, più altre in ambiti che vanno dalla finanza al mondo edile, dalle forniture alla logistica. Oltre, naturalmente, alla “specialità della casa”: l’offerta di mercenari. In Africa Wagner opererebbe come una sorta di “agenzia” appaltatrice della sicurezza di interi Stati, governi o specifiche personalità. Senza contare le attività di propaganda tipiche della brigata per cercare di promuovere la reputazione russa, demolendo quella europea, specie nei territori africani francofoni.
Ferma la risposta in arrivo dagli Stati Uniti. «Secondo alcuni funzionari libici – dichiarano fonti del Dipartimento di Stato – l’ambasciatore russo nel Paese ha detto esplicitamente che le attrezzature e i soldati sono stati trasferiti in Libia per essere impiegati in altre parti dell’Africa». Durante il ritiro da Tripoli, nel 2020, il gruppo Wagner avrebbe piazzato mine, trappole esplosive ed altri ordigni, che avrebbero ucciso oltre 300 persone in Libia tra il maggio del 2020 e il marzo del 2022. «Gli Stati Uniti – si legge ancora nel dispaccio – rimangono impegnati a sostenere un processo di unificazione della Libia mediato dalle Nazioni Unite, che venga incontro alle richieste e alle aspirazioni dei cittadini». «Questo impegno – ha concluso il portavoce – si traduce anche nella condivisione di buone pratiche in materia di contrasto al terrorismo e sicurezza dei confini».





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