
Per le votazioni europee i giochi sono fatti, anche se tutti gli osservatori stentano a capire quale sarà la maggioranza al governo dei 27 nel prossimo quinquennio. Nonostante i numeri diano infatti un margine risicato alla cosiddetta “Maggioranza Ursula”, in tanti fanno notare che non potrà non avere riflessi l’indicazione chiara del voto verso la destra nella maggior parte dei Paesi europei.
Mentre ci si affanna a tracciare scenari e previsioni, non cerchiamo di capire quale Europa sogna Papa Francesco, che come sappiamo sarà al Vertice G7 in Puglia il prossimo 13 giugno. Seguiamo dunque le parole tratte da diversi discorsi del Papa su questo argomento.
Cominciamo da un invito, che suona anche come un monito dal pulpito più alto della Chiesa cattolica: «Europa, ritrova te stessa. Ritrova i tuoi ideali che hanno radici profonde. Sii te stessa. Non avere paura della tua storia millenaria che è una finestra sul futuro più che sul passato. Non avere paura del tuo bisogno di verità che dall’antica Grecia ha abbracciato la terra. Mettendo in luce gli interrogativi più profondi di ogni essere umano».
Poi il grande tema della Giustizia. Europa, non devi avere paura «del tuo bisogno di giustizia che si è sviluppato dal diritto romano. Ed è divenuto nel tempo rispetto per ogni essere umano e per i suoi diritti». Non devi avere paura «del tuo bisogno di eternità, arricchito dall’incontro con la tradizione giudeo-cristiana, che si rispecchia nel tuo patrimonio di fede, di arte e di cultura».
Il pontefice chiede anche un’Europa aperta alla trascendenza, in cui chi è credente sia libero di professare pubblicamente la fede e di proporre il proprio punto di vista nella società: «Sono finiti i tempi dei confessionalismi ma, si spera, anche quello di un certo laicismo che chiude le porte verso gli altri e soprattutto verso Dio». «Una cultura o un sistema politico che non rispetti l’apertura alla trascendenza – ha aggiunto il Papa – non rispetta adeguatamente la persona umana. E i cristiani hanno oggi una grande responsabilità, perché sono chiamati a ridestare la coscienza dell’Europa, ad offrire il loro contributo, con coraggio e determinazione, in tutti gli ambiti nei quali operano e vivono».





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