
Continua la pubblicazione a puntate di “La Pace Possibile”, Atti del Convegno “Dalla Pax Togliattiana alla Pax Berlusconiana” organizzato dalla Fondazione Gaetano Salvemini e tenutosi a Roma il 21 settembre 2011 presso la Sala Capranichetta in Piazza Monte Citorio. A seguire proponiamo l’introduzione di Mario Sechi, oggi direttore responsabile del quotidiano Libero, all’epoca direttore del Tempo, che condusse brillantemente tutto il dibattito al Capranichetta. Poi passa la parola a Renato d’Andria, presidente della Fondazione Gaetano Salvemini.
Ricordiamo che l’Italia si trovava nei giorni in cui, con lo spread alle stelle, era improvvisamente caduto il governo Berlusconi, sostituito dall’esecutivo di Mario Monti.

MARIO SECHI
DIRETTORE IL TEMPO – MODERATORE
Quando mi è stato proposto di moderare questo convegno, la prima cosa che mi ha colpito è stato il titolo. Perché “Dalla Pax Togliattiana alla Pax Berlusconiana” è un titolo che andrebbe bene se ci fosse almeno un armistizio. E invece a me pare che siamo in un periodo di guerra, guerra permanente, in trincea, con il caschetto, l’elmetto, coi sacchi di sabbia… Insomma, non è il clima migliore per fare una Pax. E forse anche nemmeno un armistizio, probabilmente. E su questo credo ci siano da fare delle opportune riflessioni.
Sono qui con me Renato d’Andria, della Fondazione Gaetano Salvemini, che ringrazio, e un vecchio amico di spirito e anche de facto: è Elio Veltri, che saluto.
Dobbiamo interrogarci su che cosa fu la Pax Togliattiana e che cosa potrebbe essere la Pax Berlusconiana, ammesso, cari d’Andria e Veltri, che possa esserci. Potrebbe esserci benissimo un post Berlusconi che non è Pax ma è caos, o un post Berlusconi molto pacifico anche, ma senza che la pace sia mai stata codificata. La storia è ricca di esempi, in questo senso. Passo la parola a d’Andria, che farà alcune considerazioni, e poi a Veltri.

RENATO D’ANDRIA
FONDAZIONE GAETANO SALVEMINI
La Fondazione Gaetano Salvemini è stata promossa da un gruppo di persone che hanno a cuore le sorti dell’Italia ed in particolare di tutto il Mezzogiorno, che negli ultimi dieci anni è stato trascurato sia come entità geografica, sia attraverso forme di continua mortificazione.
Con il nome di Salvemini abbiamo voluto ricordare che un grande economista meridionale di area socialista in passato ha cercato di creare opportunità, di proporre idee che potessero essere di aiuto al mondo politico. Un intellettuale che è stato a volte accettato, ma a volte anche bistrattato.
Questa Fondazione ha in animo di creare condizioni di dibattito, di conoscenza, di interrelazione fra persone di buona volontà. Avendo già fatto altre iniziative, di carattere solamente culturale e non politico, abbiamo reso l’immagine di un’Italia dove c’è una guerra civile reale, non armata, dove non si spara, ma dove le condizioni di rovina si vedono continuamente, sia in termini giudiziari che giornalistici ed economici, dove le lobby giocano dietro le quinte a danno degli italiani, talvolta utilizzando personaggi che hanno anche delle loro proprie debolezze; tutto questo aumenta la condizione di attacco. Giocando dietro le quinte, personaggi e lobby, non escluse quelle di matrice straniera, intendono portare alla rovina il nostro Paese.
Noi vogliamo che questo non avvenga, quindi la nostra ipotesi è quella di dire: troviamo una strada che sia una pacificazione nazionale, una strada che ha già avuto in passato delle opportunità, verificatesi anche in anni lontani. Parlo della Repubblica romana, post-repubblica, impero. E, non ultima, l’epoca togliattiana, quando c’è stata la guerra civile post-guerra, quando centinaia di migliaia di morti addebitati alla resistenza contro i fascisti erano in realtà frutto del regolamento di conti, della presa di potere e di patrimoni. Alla fine c’erano da processare circa 140.000 persone che potevano essersi macchiate di omicidio, di crimini gravi, non politici. Allora Togliatti, anche se veniva da un mondo particolare, la Russia comunista, stalinista, ebbe a portare avanti una pacificazione per far rinascere la democrazia in Italia.
Naturalmente fu una rinascita in chiave popolar-comunista, però l’idea era quella di pacificare, di evitare che molti compagni del suo partito potessero essere processati e poi anche incarcerati. Togliatti portò avanti un progetto che fu condiviso anche dai democristiani, fu condiviso dalla destra, da tutti: si arrivò ad una sorta di amnistia generale, condizione dalla quale si è partiti per creare e costituire poi sostanzialmente lo stato italiano in termini democratici.
La guerra civile di quel momento si presenta oggi in maniera diversa, ma sostanzialmente quasi uguale. E quella pacificazione viene ora portata all’attenzione di tutti in una chiave di soluzione. Pannella ha detto: «diamo un salvacondotto a Berlusconi». Qualcun altro ha detto: «non faremo prigionieri», o «non faremo atti di imperio conto Berlusconi, la sua famiglia»… Sembra un modo di parlare simile a quando si discuteva di Saddam. Si dice: «lasciamo la famiglia uscire dai nostri confini e salviamo il Paese…». Ma questa è l’Italia, non è l’Iraq. L’Italia non è la Libia, l’Italia è un Paese democratico, deve affermare il diritto di eguaglianza per tutti e, naturalmente, trattare i cittadini nella stessa maniera. Quindi qui non c’è nessun dittatore, perché Berlusconi non è un dittatore e non è certo un soggetto che va trattato in questa maniera, assolutamente scandalosa.
Il popolo non può sopportare situazioni abnormi e le lobby non possono giocare sulla vita degli italiani. Dobbiamo trovare una soluzione che sia democratica, giusta, eguale, e far in modo che tutto venga riportato nel suo alveo: i giornalisti facciano i giornalisti, le lobby tornino ad essere condizionate dal potere politico di volontà popolare. E si trovi una soluzione che sia una pacificazione, per poter consegnare questa Italia alle classi future, oggi totalmente deluse nei confronti di tutte le istituzioni, nessuna esclusa.





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