
Il 75 per cento dei 55 milioni di birmani vive oggi in condizioni di disagio economico, incluso il 32 per cento che, secondo Banca Mondiale, sopravvive già al di sotto della soglia di povertà, mentre sono 13,3 milioni gli individui prossimi alla fame. Dal recentissimo rapporto dell’Undp (United Nations Development Program) esce il quadro di un Paese in cui risultano pressoché azzerati i benefici arrivati lo scorso decennio, mentre i sostegni della comunità internazionale sembrano essersi fermati.
L’inflazione supera il 25 per cento, ma i dati ufficiali sono certi quanto il cambio del kyat sul mercato parallelo. E «se la Yangon “bene”, quella dei commercianti, imprenditori e latifondisti che beneficiano dei rapporti con i generali, può concedersi rilassanti pomeriggi in alberghi a cinque stelle, spendendo a bordo piscina individualmente metà di quello che è il salario minimo mensile di 140 euro per 48 ore di lavoro settimanali – si legge su Avvenire – il resto del Paese ha poche aree di benessere in un mare di sofferenze e di necessità negate».
La borsa nera la fa da padrona. Ed anche il turismo, risorsa che sembrava destinata a diventare rilevante, ha visto ridursi i 4,3 milioni di arrivi nel 2019 a 1,28 milioni lo scorso anno. E se l’aeroporto internazionale di Yangon e quello della capitale Naypyidaw continuano a accogliere decine di voli giornalieri, è perché in arrivo non ci sono turisti ma, per la maggior parte, uomini e donne della diaspora dei russi in fuga nel Sud-Est asiatico, oltre ad affaristi e lobbysti di diverse nazionalità.
insomma il Paese che che veniva considerato fino a metà del secolo scorso, quando era ancora sotto il controllo britannico, come “la risaia del continente” ed una delle sue aree più progredite, mostra oggi tutti i segni dell’estrema miseria in cui è piombato dopo otto anni di invasione e resistenza anti-giapponese e 14 anni di una democrazia parziale, fino alla dittatura attuale, che per la repressione utilizza armi russe, nordcoreane e giapponesi.
«Le sofferenze che il Myanmar sta vivendo sotto la giunta al potere da febbraio 2021 – scrive su Avvenire – sono immani, la paralisi delle diplomazie delle organizzazioni internazionali evidenti. Meno evidente perché meno comunicata è la situazione economica e sociale», anche perché ad . aggravare la situazione è la ritirata del sostegno allo sviluppo che per l’Undp è calato del 40 per cento tra il 2020 e il 2022, ma in difficoltà sono anche gli interventi umanitari per la scarsità di fondi che potrebbe influire sul piano di assistenza Onu per otto milioni di birmani entro il 2025.





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