
Al Convegno “Dalla Pax Togliattiana alla Pax Berlusconiana” organizzato dalla Fondazione Gaetano Salvemini e tenutosi a Roma il 21 settembre 2011, è intervenuto anche il giornalista della Stampa Roberto Giovannini, grande esperto sui temi del lavoro.

ROBERTO GIOVANNINI
GIORNALISTA LA STAMPA
Ho la netta impressione che non ci si renda appieno conto di qual è la realtà sul fronte del lavoro, sul fronte del reddito, sul fronte dei consumi. Ho l’impressione che se vogliamo, paradossalmente, come diceva D’Elia, si parla della giustizia reale, si parla tantissimo di giustizia che riguarda tre persone; si parla tantissimo di economia sui giornali compreso il mio, La Stampa, ma non si parla quasi nulla di quello che succede alle persone. Allora vorrei tirare prima fuori due o tre notazioni su quella che è, come la vedo io, la situazione reale delle persone, e poi molto sommessamente, ovviamente con la massima umiltà, tre o quattro proposte di, diciamo, pacificazione economica, se mai sarà, non sarà, ma almeno abbiamo provato a tirarle fuori.
La realtà economica del Paese è questa, con una battuta: ma avete fatto caso che ogni giorno apre un “Pronto oro”? Avete fatto caso che sempre più persone, come nell’Inghilterra vittoriana, svoltano la mesata affittando le stanze della loro casa, visto che l’85% degli italiani ha casa di proprietà? Avete fatto caso che si comprano sempre meno pacchetti di sigarette e sempre più pacchetti di tabacco, per la semplice ragione che costano il 10% di quello che costano le sigarette?
Queste sono stupidaggini, ma ieri un po’ più autorevolmente c’è stato un convegno della Confcommercio e qui sono stati tirati fuori due numerini, ve li leggo, sono proprio due cose. Negli ultimi 40 anni, quindi da 1970 ad oggi, la quota di consumi, assorbita dalle spese obbligatorie, cioè bollette, affitti, banca, assicurazioni, carburante, insomma le cose che non possiamo assolutamente non comprare, è raddoppiata: nel 1970 era il 23%, adesso è il 42%. La quota di consumi liberi, cioè le cose che io mi posso comprare quando mi pare perché le voglio comprare, diciamo quelle che si comprano nei negozi o dove volete voi, è passata dal 77% al 60%. Terzo discorso: i prezzi dei consumi obbligatori – vi ricordo che sono gli affitti, le bollette, le assicurazioni, ecc. – sono, rispetto a quelli dei beni liberi, aumentati del 60%. Ovvero, nonostante l’euro, nonostante l’inflazione, nonostante tutto, i beni che possiamo acquistare normalmente più o meno sono rimasti sullo stesso valore e quegli altri sono praticamente raddoppiati.
Le famiglie numerose con tre o più figli spendono tre quarti delle loro spese libere, cioè di quello che gli avanza per poter comprare cose, una volta pagata la casa, la macchina, la benzina, per l’acquisto di beni alimentari.
A questo punto, se queste sono le situazioni, io non è che poi mi metto a ricordarvi la disoccupazione, quella giovanile, ogni tanto magari qualcosa resta nel gran caos cacofonico dell’informazione su queste cose, ma sono cose vere. Cioè che praticamente nel Sud un giovane su tre non ha lavoro, né mai lo troverà, ragionevolmente, perché da questi numeri sono tolti quelli che si sono scoraggiati, si chiamano così, e neanche lo vanno a cercare un lavoro.
Non mi metto a parlare della crescita economica, che voi sapete è zero, anzi, se non negativa, la crescita dei salari che è zero, se non negativa, del fatto che abbiamo costruito un generazione di milioni di persone, in Grecia la chiamano generazione 600 euro, noi stiamo un po’ meglio, genera- zione 900 euro, 800 euro forse 1000, vogliamo essere generosi, cioè milioni di persone che so- stanzialmente non hanno un futuro programma- bile, cosa mai successa in questo Paese da diverse decine di anni… cioè tu non puoi decidere di fare un figlio. Prima i nostri nonni, i nostri bisnonni un prospettiva ce l’avevano, adesso tu non puoi programmare niente.
Allora questa era l’analisi, anche se veramente molto brutale… ma diciamo quali possono essere i temi della pacificazione economica, fermo restando che, per l’appunto, non ne vedo le condizioni. Io avrei quattro parole che magari così sono comprensibili: stabilità, reddito, consumi, vita migliore. Di queste quattro cose a me pare che sostanzialmente non si parli mai.
Allora, pensioni: possiamo andare avanti dal 1990, sono quindi 21 anni, con un panico conti- nuo, con riforme piccole piccole che sono sempre le ultime, definitive, ma non lo sono mai, perché la gente ormai ha capito che non è mai finita, che ricomincerà sempre?… Non che non siano state fatte grandi riforme, ne sono state fatte e alcune cose sono state sistemate. Vogliamo pensare, in un’ipotetica pacificazione, di risolvere il problema della pensione? Non è difficile, le cose stanno anche lì. Basta far pagare a tutti con le re- gole dei più giovani, così tu hai una pensione calcolata esattamente allo stesso modo… chiaramente ci sarà una perdita per chi ha, però pazienza.
Seconda cosa da fare, questo meccanismo demenziale di quote, finestre, cancelli, finestre mobili che si spostano, che ritornano indietro, è una cosa incomprensibile. La gente deve poter sapere che se va in pensione ad un certa età prenderà di meno, se resiste perché magari è contenta, perché c’è anche la gente che è contenta di lavorare, per- ché non vogliono essere prepensionate, allora avrà di più.
E questi soldi che avanzano, e sono tanti, potrebbero essere utilizzati per dare qualcosa a questi milioni di giovani che adesso sono giovani. E noi stiamo costruendo loro un futuro di pensionalità da fame, in cui avremo problemi di ordine pubblico, probabilmente.
Secondo discorso. Si può continuare con questa isteria fiscale, quando tutti sappiamo che alcune cose vanno fatte, poi diciamo è antipatico, è fastidioso… chiaramente io aderisco alla nozione ipotetica, quindi non vedo un partito, dei partiti o dei parlamentari che votano queste cose, ecco, è un contributo offerto.
E’ evidente che noi dobbiamo fare qualcosa per aumentare il potere d’acquisto delle famiglie. Io continuo a pensare che tutti questi meccanismi, quozienti, familiari, non familiari… cioè, bisogna far pagare meno tasse a chi guadagna poco, è molto semplice. E sul discorso fiscale, quando si parla di evasione, io mi sono letto qualcosa in proposito scritto sul sito della Fondazione. Ma io sono d’accordo, cioè il discorso delle manette mi sembra ridicolo perchè non ha funzionato con Formica, non ha mai funzionato e non credo che funzionerà mai.
Sul fronte del lavoro e dell’occupazione, anche qui panico, isteria, frenesia. Io dico, ma che caspita è questo articolo 8, io non lo so, veramente io non capisco, non mi rendo conto a che cosa serve se non per creare il massimo caos possibile, perché tanto ce n’è poco e allora abbiamo cercato di metterci carne al fuoco.
Io molto semplicemente ritengo che noi dovremmo rendere comodo e non oneroso assumere una persona stabilmente con un contratto chiamiamolo fisso, dovrebbe essere scomodo e più oneroso assumere una persona con un contratto precario. Oppure Nicola Rossi, Boeri ed altri hanno proposto questo contratto unico, cioè via tutte le forme contrattuali ecc… c’è un solo contratto. Soltanto che sostanzialmente per i primi tre anni sei licenziabile. Però è collegata al fatto che si fanno gli ammortizzatori sociali da quando sei licenziato. Allora io dico: facciamo una bella cosa, io sono d’accordo, sono il primo che firma, non firmo niente perché ovviamente non ho poteri politici ma insomma… però mi fate una bella cortesia: questo contratto unico lo fate, però prima fate gli ammortizzatori sociali e poi facciamo il contratto unico e la licenziabilità, se no, ho l’impressione che non vada tanto bene.





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