
“L’attività economica in Russia è stata influenzata da un forte aumento delle attività legate al settore militare nel 2023”. L’annuncio, di poche ore fa, è stato dato dalla Banca Mondiale nel documento intitolato “Classificazione dei Paesi della Banca Mondiale in base al livello di reddito per il 2024-2025”.
Incredibile ma vero: nonostante le sanzioni seguite all’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, la Banca Mondiale ha promosso la Russia allo status di “paese ad alto reddito”.
Nel 2023 l’economia del gigante eurasiatico è passata dalla categoria a reddito medio-alto a quella ad alto reddito, con Reddito medio lordo (RML) pro-capite pari o superiore a 13.485 dollari. E attualmente il reddito nazionale lordo pro capite in Russia è di 14.250 dollari.
Insomma, dopo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale di aprile, secondo cui la Russia crescerà più di tutte le economie avanzate nel mondo nel 2024, con una crescita del 3,2%, la Banca Mondiale conferma l’andamento positivo dell’economia di una delle nazioni più bersagliate dalle sanzioni del blocco euro-atlantico.
L’impennata russa, che a molti osservatori occidentali risulta ancora incredibile, è stata accompagnata da una ripresa del commercio (+6,8%), dalla crescita del settore finanziario (+8,7%) e da un aumento delle costruzioni (+6,6%).
Notevoli, stando ai dati di Banca Mondiale, gli aumenti del PIL reale (3,6%) e del PIL nominale (10,9%). Inoltre, il reddito nazionale lordo (RNL) pro capite della Russia è cresciuto dell’11,2%.
L’Ucraina, nel frattempo, ha sperimentato sia la ripresa economica che il declino demografico. Dopo un forte calo del 28,8% del PIL reale nel 2022, l’Ucraina ha registrato una crescita del 5,3% nel 2023. A trainare la ripresa è principalmente l’attività edilizia, cresciuta del 24,6%. Anche la spesa per investimenti è aumentata del 52,9%, contribuendo agli sforzi di ricostruzione dell’Ucraina nonostante il conflitto in corso.
L’efficacia delle sanzioni deve dunque fare i conti con la crescita inarrestabile dei cosiddetti “paesi terzi”, quelli che non impongono le stesse sanzioni di Usa e Ue, né ad esse sono a loro volta soggetti. Si tratta di ben 120 paesi, tra i quali spiccano grandi economie emergenti come Brasile e India, che nel 1990 producevano insieme solo il 25 per cento del Pil mondiale, ma che nel 2022 ne hanno prodotto quasi il 40.
«In questi paesi, dove hanno sede ben cinque dei venti centri finanziari più importanti del mondo – viene commentato da osservatori internazionali – l’industria è in grado di produrre tutto ciò che serve ad un esercito moderno. Mentre durante le crisi finanziarie degli anni Ottanta e Novanta hanno spesso dovuto chiedere prestiti al Fondo monetario internazionale, oggi dispongono di sistemi finanziari solidi, che offrono valide alternative alle piazze occidentali. Così, mentre trent’anni fa “non “allinearsi” era praticamente impossibile, oggi non solo è possibile, ma può essere anche fortemente redditizio».





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