Le sfide aperte dal voto in Francia per il destino dell’Europa

Sono ore decisive per le sorti politiche della Francia, chiamata al voto per il ballottaggio fra la destra conservatrice di Jordan Bardella-Marine Le Pen e il fronte popolare cui hanno dato vita le sinistre, unitesi al presidente Emanuel Macron per battere la destra.
La previsione di tutti gli osservatori è che il Rassemblement National dei conservatori non riuscirà ad ottenere la maggioranza assoluta per governare, pur riportando un grosso risultato, ben superiore a quello degli oppositori. Quale che sarà il risultato definitivo uscito stasera dalle urne, di sicuro queste ultime tornate elettorali, in Francia e Gran Bretagna, ma non solo, indicano quella che sembra essere una tendenza in atto: la volontà dei singoli Paesi membri di ridiscutere le regole con l’Unione Europea e, soprattutto, l’ingente massa di finanziamenti che i cittadini versano ogni anno a Bruxelles.
Jordan Bardella ha stravinto il primo turno brandendo proprio uno slogan di questo tipo: “Più welfare ai cittadini francesi, giù le tasse sul prezzo dei carburanti e meno trasferimenti verso l’Europa”. In Germania, il cancelliere Scholz solo poche ore fa ha presentato la legge di Bilancio 2025 annunciando che per trovare le coperture necessarie é stato necessario rendere “più realistiche” le stime sui trasferimenti all’UE.
La stessa vittoria dei laburisti in UK è stata letta da molti come una punizione per i governi conservatori che avevano in qualche modo favorito la Brexit, ma il cambio di passo non va letto come un ritorno in ginocchio del Paese in Europa, bensì quale prova di forza con l’esecutivo che si sta insediando a Bruxelles, al fine di ottenere nuove regole meno penalizzanti di quelle che gli inglesi hanno bocciato.
E’ chiaro che nel consesso dei 27 qualcosa deve cambiare, se non si vuole mettere a rischio la tenuta politica dell’Europa. Invece le manovre per eleggere la nuova Commissione e soprattutto chi ne sarà il presidente sembrano andare nel segno della restaurazione, con Ursula von del Leyen quasi certamente confermata dall’alleanza fra i Popolari e le sinistre.
Non stupisce perciò la mossa di Viktor Orban che, dando vita ad un nuovo gruppo di “Patrioti”, ha scompigliato le carte nella destra e sta ricevendo sempre nuove adesioni.
Vedremo stasera se l’eventuale successo di Le Pan in Francia indurrà l’Europa a cambiare strada, a capire che con politiche estreme nel segno del green, o degli insetti commestibili, o stringendo ancora di più le corde del Patto di stabilità, il vecchio continente non potrà reggere le sfide che si aprono con l’ormai quasi certa vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane di novembre.
Ma qualcuno, tanti, in Europa, fingono di non vedere quale sarà il nuovo scenario nella prima potenza occidentale del mondo e quali riflessi avrà sulla vita dei cittadini europei, sull’economia dei loro Paesi. Ecco perché le frenetiche trattative che stanno andando avanti a Bruxelles a me sembrano più che altro un gioco di poltrone, piuttosto che disegni lungimiranti per favorire il benessere dei rispettivi popoli.

Il Movimento Armonia, che stiamo portando avanti con molti volontari in Italia, punta decisamente in questa direzione e dovrà essere uno stimolo, un pungolo nella carne di tutti quei gruppi politici che inseguono le logiche di potere a scapito dei miglioramenti nella vita delle imprese e delle persone.
Renato d’Andria
Presidente Fondazione Gaetano Salvemini





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