
In un anno l’esercito birmano ha acquistato materiale bellico per un valore di 630 milioni di dollari attraverso il sistema finanziario internazionale
L’allarme è stato lanciato da Amnesty International: «La crisi dei diritti umani in Myanmar è peggiorata, le autorità militari hanno continuato la repressione dell’opposizione pacifica ed hanno intensificato le operazioni contro la crescente resistenza armata. Sono proseguiti i processi iniqui contro attivisti pro-democrazia e altri considerati oppositori delle autorità militari».
Migliaia di persone sono state condannate al carcere, ai lavori forzati o alla morte.
Oltre mezzo milione di persone sono state sfollate a causa dei conflitti armati interni.
Decine di migliaia di persone di etnia rohingya sfollate con la forza più di dieci anni fa sono rimaste in squallidi campi profughi nello stato di Rakhine.
Proseguono i dati agghiaccianti di Amnesty: «Le autorità militari hanno impedito che le popolazioni sfollate fossero raggiunte dagli aiuti umanitari dopo un devastante ciclone a maggio»
Si continua invece aa spendere milioni di dollari in armamenti.
«Numerosi paesi hanno imposto sanzioni a società e persone responsabili della fornitura di carburante per l’aviazione all’esercito del Myanmar, utilizzato per effettuare attacchi aerei anche contro civili, case, luoghi di culto e altre infrastrutture civili. I diritti alla libertà d’espressione, associazione e riunione pacifica sono rimasti gravemente limitati. E i giornalisti sono stati tra le persone incarcerate per il loro legittimo lavoro».
In Myanmar i militari al potere «“sembrano determinati a distruggere il Paese che non possono controllare», afferma il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Myanmar, Thomas Andrews. Secondo il quale «per finanziare questa campagna di terrore, la giunta non lesina sui mezzi».
Da marzo 2022 a marzo 2024, «l’esercito del Myanmar ha acquistato armi per un valore di 630 milioni di dollari, tecnologia a duplice uso, attrezzature di produzione e materie prime attraverso il sistema finanziario internazionale». Secondo Andrews, queste transazioni, insieme alle consegne di carburante per l’aviazione, «stanno contribuendo a sostenere la brutale campagna di violenza della giunta contro i civili in tutto il Paese».
Prima di quella che proviene da Amnesty, più volte si era levata alta la voce di Papa Francesco per fermare le stragi in Myanmar. Mentre la comunità internazionale sembra restare chiusa in un assordante silenzio.





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