Altro che misure per contrastare il crollo demografico. L’ultimo rapporto ISTAT, relativo al 2022, mostra che è in costante crescita il numero di bambini nati da genitori italiani residenti all’estero.

Sono 25mila i bambini nati da genitori italiani residenti all’estero. Lo certifica l’ultimo rapporto dell’Istat relativo al 2022, che fornisce anche dettagli sui paesi d’arrivo. La maggior parte delle nascite avvengono in paesi europei (70,4%), in particolare Germania (17,4%), Svizzera (14,6%) e Regno Unito (10%). Il consolato con il maggior numero di nascite è quello di Londra, con oltre 2mila nuovi nati (8% del totale), seguito da Zurigo (oltre 1.400, pari al 5,6%) e Parigi (oltre 1.000, pari al 4,1%). Inoltre, come rilevato dall’Istat, la stragrande maggioranza delle nascite (98,8%) avviene all’estero e sono poco meno di 300 i bambini nati in Italia e poi registrati come residenti all’estero, soprattutto nei Paesi europei (Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia).
Nel 97,8% dei casi, il paese estero di nascita coincide con il paese estero di residenza, mentre tra i nati in Italia solo nel 34,9% dei casi il Comune di nascita coincide con quello di iscrizione in Aire. Passiamo al tasso di natalità, il cui valore complessivo è pari a 4,3 per mille, ma si osservano oscillazioni significative tra i continenti esteri di residenza, con i valori più alti registrati tra gli italiani residenti in Europa (5,5 per mille). Più bassi sono i tassi di natalità nel continente americano (2,5 per mille), anche in quei Paesi dove vive una quota importante di italiani, ad esempio Brasile (3,3 per mille) o Argentina (1,9).
Aumenta anche il numero degli italiani che abbandonano il nostro Paese e vanno a cercare migliori condizioni all’estero, con il 50% circa che preferisce stabilire la propria residenza in un Paese della UE.
Al 31 dicembre 2022, i cittadini italiani che risiedono stabilmente all’estero sono 5 milioni e 940mila, con un aumento di 97mila persone rispetto all’inizio dell’anno, pari a un incremento dell’1,7%.
Sono 3 milioni e 246mila di residenti gli italiani che vivono in Europa, mentre 2 milioni e 384mila hanno scelto America. Ma è sempre Londra a confermarsi la città con il maggior numero di italiani registrati presso il consolato, con quasi 375mila connazionali su un totale di 456mila presenti nel Regno Unito.
Dopo Londra, dove risiedono per lo più uomini e tra i più giovani dell’intero contingente residente all’estero, Buenos Aires è la seconda città con il maggior numero di italiani registrati, con oltre 322mila residenti. Qui, la maggioranza è costituita da donne e l’età media è di 49 anni. Restando in Argentina, tra le prime venticinque città sedi di consolato con più registrazioni di italiani ci sono anche Rosario, Cordoba e La Plata (rispettivamente con 137mila, 101mila e 86mila italiani), in lieve prevalenza donne e con un’età mediana compresa tra i 42 e i 47 anni. Infine, l’età media degli italiani all’estero è di 43 anni.
LE CAUSE DELLA MIGRAZIONE
Le cause sono riconducibili a diversi fattori. «Nei flussi migratori con l’Italia – si legge nel Rapporto – gli espatri oltrepassano di oltre 25mila unità i rimpatri (un po’ più donne che uomini), la dinamica naturale è positiva (25mila nascite contro 8mila decessi) e si registrano 85mila acquisizioni di cittadinanza italiana». «Oltre alle acquisizioni per matrimonio e per trasmissione al minore convivente, circa 13% e 38% rispettivamente, influiscono soprattutto i riconoscimenti della cittadinanza Italiana iure sanguinis, pari al 49%)».
I RIMPATRI
Ma c’è anche chi ritorna. Di questi, il 45,9% è diretto verso il Nord, il 19,7% al Centro e il 34,4% nel Mezzogiorno. La Lombardia è la regione con il maggior numero di rimpatri, con il 17,8% dei rientri, seguita da Lazio (10,6%), Sicilia (9,5%) e Campania (8,2%). In particolare, dei 74mila rimpatri registrati nel 2022 quasi 48mila (63,9%) sono quelli provenienti dall’Europa (52,6% da Paesi Ue e 11,3% da Paesi extra Ue). Rispetto agli espatriati, tra i rimpatriati si osserva una quota minore di giovani tra i 20 e i 39 anni. Inoltre, la composizione per titolo di studio è diversa: il 47,7% ha un titolo di studio inferiore al diploma, mentre solo il 22,8% è laureato.





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